giovedì 13 maggio 2010
PlayBoy presenta la prima coniglietta in 3D
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mercoledì 12 maggio 2010
Quello del regalare gli eroi. di Pietrangelo Buttafuoco
Quello del regalare gli eroi agli altri è lo sport preferito della destra. Altrimenti non si capirebbe tutta questa fretta di buttare Roberto Saviano in quell'album lì, tra le figurine del pensiero dominante della sinistra, magari in compagnia di Daniele Luttazzi, cacca compresa. Passa sempre in automatico un'idea. E cioè che la lotta alla criminalità sia un tratto distintivo dell'essere di sinistra. Un riflesso condizionato sottaciuto e mai dichiarato convince tutti – quelli di destra, tra i primi – che, insomma, l'impegno contro la mafia sia una cosa da comunisti. Ancora peggio: una cosa da magistrati comunisti.Tutto questo nel frattempo che mai, mai una volta, qualcuno abbia detto che perfino i due più potenti tra gli eroi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non corrispondevano al clichè cui ci siamo abituati per quieta obbedienza al pensiero dominante. Si potrà o no dire una volta per tutte che Falcone, appunto Falcone, da vivo era un socialista quando socialista significava Claudio Martelli, Bettino Craxi, Hammamet compresa? Si potrà o no dire e spiegare bene che Borsellino, appunto Borsellino, da vivo era un missino e che lo slogan "meglio vivere un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino" è mutuato da un motto stupendamente fascista? Falcone e Borsellino morti hanno dovuto subire l'aggiustamento delle loro biografie ed è quasi da querela – si rischia la querela, oggi – ricordare come al funerale di Beppe Alfano, giornalista, ammazzato dalla mafia, c'era solo la fiamma tricolore. Quello dell'andare a fare la guerra alla mafia era l'istinto primo di ogni militante della destra, Angelo Nicosia, un valoroso deputato – e Giampaolo Pansa se lo ricorderà – all'alba della nascente Repubblica si prese le prime coltellate quando cominciò a stanarli i mafiosi tra i rimasugli ereditati dall'amministrazione d'occupazione anglo-americana. Ancora ieri, con odio sbruffone, nella sua Castelvetrano, il Matteo Messina Denaro, che è ancora oggi latitante tra i latitanti, durante le campagne elettorali faceva sapere ai suoi: "Per i fascisti mai". Brucia ancora il ricordo di Cesare Mori, il prefetto di ferro voluto da Benito Mussolini che fece fuoco e fiamme sulla viva carne della mafia, mas-sa-cran-do-la. Nel nome di Mori tanti scelsero magistratura, polizia, militanza politica, certo anche Saviano – nel nome di Mori – riconosce quella vena che a Destra faceva scegliere sempre e comunque lo Stato e non l'Anti-Stato, lo ha scritto tante volte ma, si sa, è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che a destra qualcuno si fermi a leggere, siamo fatti così noi di destra, ci nutriamo solo di comizi scritti. E mai una volta che si scriva un comizio che corrisponda alla verità delle cose perché – chissà – passa sempre questa idea che andare contro la Mafia è un vantaggio dato ai comunisti.E così, di seguito, per li rami: ognuno che faccia il proprio dovere diventa, in automatico, uno di sinistra. Così vale per chi paga le tasse, per chi denuncia il pizzo, per chi sceglie le guardie e dice basta ai ladri. La stupidità congenita della destra, specie se dotata di microfono e di taccuino, è svelata in questo tic: regalare la battaglia di civiltà alla sinistra. La condanna della destra è tutta descritta in una scena: prendere le corna da terra – quelle degli evasori fiscali, quelle dei magnaccia, quelle degli assassini e quelle degli indifferenti – e mettersele in testa. E tutto questo mentre questo governo, con Roberto Maroni al Viminale, con decisioni sottoscritte da Silvio Berlusconi in persona, sta facendo piazza pulita della criminalità. Tutto questo mentre il mondo intero, con Gomorra sotto il braccio, trova in Roberto Saviano un esempio d'italiano mai visto fino ad oggi. Un italiano che non è, per come lo accusano da destra, un comunista con la barba di tre giorni ma, sempre che il termine non ci esponga alla querela, un patriota. Lui lo ha già scritto, lo ha già detto e lo ha già raccontato molte volte. Non c'è un angolo della vita di questo giovane scrittore che non sia stato svelato, anche al netto delle invidie e degli insulti. Furbizia compresa.E' solo uno cazzuto, uno che sa tenere una pistola in pugno, uno che sa sbrigarsela al modo dell'uomo vero, uno che è agli antipodi del fighetta, uno che non c'entra niente con tutti quelli che lo venerano, neppure con RaiTre che gli offre la tribuna, ma ancora meno c'entra con tutti quelli che vogliono togliere a lui e al suo libro i riflettori. Non c'entra con tutte le contumelie che gli lanciano addosso i suoi detrattori. Non assomiglia alle accuse che gli rivolgono, in una sola parola: tutto è tranne che un comunista. Tutto eccetto che un conformista, tutto fuorché un venerando somaro del pensiero dominante, sempre che si abbia la pazienza di leggerselo il suo pensiero, anche perché si rischia di perdersi ciò che può apparire balsamo alle meningi: come quando denuncia gli anni del saccheggio del centro-sinistra.Ha solo la barba di tre giorni e poi – è vero – s'è nutrito alla fonte della grande letteratura maledetta: da Ezra Pound a Louis Ferdinand Celine. Però va avanti, è generoso, cerca negli altri quello che lui stesso ha assaporato: la libertà di pensarla sempre fuori da ogni schema. Può non piacere ma è un eroe. Avrebbe perfino pietas di Sandokan, il suo nemico, così come ebbe una sovrana ironia al processo, guardando in faccia tutta la feccia. Basta vederlo nell'interezza della sua fisicità. Si muove come in scena, mette in scena la romantica sovrapposizione dell'arte su tutto. E' solo uno che sfida anche la sua stessa storia pur di fare l'unica rivoluzione necessaria: liberare il Sud dalla Mafia perché la Mafia c'è. E non è di destra. A meno che non si voglia farsela regalare. Giusto per fare a cambio con gli eroi.
libero
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Google digitalizza le biblioteche di Roma e Firenze
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martedì 11 maggio 2010
Perchè non sono democratico
Nicola Cospito, Perché non sono democratico, Ediz. Nuova Impronta, Roma 2010, euro 14,00.
Il libro, al costo di 14 euro + 2,50 di spese postali , può essere prenotato scrivendo a progettosociale1@libero.it o facendo il versamento sul cc, postale n. 75132001 intestato a Cospito Nicola o un accredito bancario sulle coordinate IBAN IT79 J030 1503 2000 0000 4009379, sempre intestate a Nicola Cospito
In un epoca in cui la crisi partecipativa è sotto gli occhi di tutti e i cittadini si sentono sempre meno rappresentati dai partiti, l'aumento dell'astnsionismo in Italia ma non solo in Italia ne è una dimostrazione lampante, il libro di Cospito appare tempestivo e di grande attualità. Non solo. Cospito affronta e demolisce i miti della democrazia uno ad uno. Democrazia infatti non significa libertà ma governo del popolo. Un popolo che non solo non governa affatto, ma che viene preso ogni giorno per i fondelli da un manipolo di furbi che modifica le leggi elettorali a proprio piacimento e secondo la propria convenienza, al fine di perpetuare il proprio potere e impedire il rinnovamento della classe politica. La democrazia poi, nel fondarsi su una diffusa assenza di responsabilità, finisce per affossare i popoli, determinandone un imbarbarimento progressivo. Essa è infatti "una guerra di tutti contro tutti" nella quale ogni colpo, anche basso, è ammesso, secondo le migliori regole del liberismo che del sistema democratico è il fratello gemello. In democrazia l'economia non è un mezzo, ma il fine della vita degli uomini e il mercato, ridotto ad una giungla senza regole, è il dio ispiratore dell'agire umano. La democrazia, anche esportata a suon di bombe, è un dogma accettato in occidente e chi la mette in discussione viene considerato pazzo. Tanto il lavaggio dei cervelli ha prodotto ammazzando o vietando la capacità di riflettere. Ciò nonostante, bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno e cioè che la democrazia è il peggiore dei sistemi politici in quanto genera una classe di politicanti mediocri e incapaci. Per risalire la china, Cospito addita la conoscenza del pensiero antidemocratico attraverso i secoli: da Socrate che della democrazia fu vittima illustre, a Platone, da Machiavelli a Guicciardini, per arrivare fino all'antiparlamentarismo italiano dell' '800 e a scrittori come Pareto, Mosca e Michels che della democratica infezione dello spirito furono tra i maggiori fustigatori.
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L’euro, la Grecia, la Merkel....
LA SITUAZIONE E' TRAGICA MA ASSAISSIMO POCO SERIA.
Questa volta mi sono quasi divertito. E siccome non sono un ipocrita, me la godo un mondo a verificare che quello che vado predicando, ululando, ringhiando da anni, puntualmente si avvera. La crisi che ha tentato di spaventare la gente europea, senza per altro riuscirci in pieno (siamo tutti più inquieti per il vulcano islandese e per la marea nera nel golfo del Messico, dimostrando di aver imboccato la strada verso la maturità), ci è costata 750 miliardi di Euro, poco meno di mille miliardi di sputtanatissimi dollari yankee. A chi andranno i settecento miliardi di rosse stille di sangue europeo? Ai soliti "maledetti": Goldman, Merryl, Morgan, e via ebreicizzando poteri forti. Come sempre, come tutte le volte. Il "premio Nobel per la pace" Barak Obama aveva già versato lo scorso anno 14.000 miliardi di Dollarastri ai …..soliti noti (vedi sopra). I quali, per ringraziamento, hanno scatenato l'attacco all'Euro, attraverso il solito famigerato ebreo Soros, lo stesso che negli anni ottanta attaccò la lira, portando la svalutazione al ventotto per cento. Tutto secondo la regola, sembrerebbe, con Tel Aviv a tirare di nascosto le fila delle trame degli gnomi dalle orecchie lunghe, dai nasi grifagni e dalle mani adunche.
Ma questa volta un segnale forte e squillante c'è stato, ben più preoccupante per i poteri forti di ogni altra cosa. Vi sarete chiesti perché la Cancelliera Tedesca fosse tanto riluttante a prestare soldi alla Grecia (i teutonici non si fidano dei Mediterranei: quando un po' di decenni or sono chiedemmo loro un prestito, dovemmo organizzare treni speciali per portare loro in pegno l'oro della Banca d'Italia; restituimmo il prestito, e ci fu restituito l'oro. Sai che bel film ci sarebbe scappato?…..). La Maerkel era riluttante perché, per somma sfiga, aveva le elezioni a breve. Regionali, ma sempre elezioni. E puntuale come i Tedeschi sono in grado di essere, è arrivala la bocciatura. Tradotto si legge: <<Noi tedeschi non intendiamo pagare gli errori, la corruzione, la disorganizzazione e la pigrizia di altri. Chi non si adegua agli standard europei, si tagli una fetta della sua fame e si accomodi>>. Duri, seri, sinceri. Europei. Come sempre. Grecia, Portogallo, Spagna devono tremare.
L'Italia un po' meno. E non per meriti berlusconiani, come l'arcorese spudoratamente cerca di far passare: il corvo si mise le penne del pavone, restando corvo, però. Il fatto che i nostri titoli di stato del debito pubblico sono in gran parte nei portafogli cinesi. Che sono tutto tranne che stupidi, sprovveduti e creduloni, e per noi questo fatto è un – immeritato, forse – argine di difesa dagli "speculatori". Che poi, a dirla tutta, proprio speculatori propriamente non sono, ma operano per un progetto loro, che, attraverso la globalizzazione, vuole (o vorrebbe) arrivare alla costruzione del terzo maledetto tempio di Salomone, quando tutti i popoli della terra saranno asserviti al popolo dell'alleanza. Ubbie, d'accordo, ma pericolose fino a che si crederà che il "valore economico" sia l'unico valore o per lo meno il più importante. Vivaddio ce ne sono altri: il valore del Sangue pesa mille volte di più.
E i tedeschi lo squillo lo hanno mandato.
E il bello è che si parla solo di carta straccia, di soldi fasulli, che hanno meno valore di quelli del monopoli. Non si tratta di economia vera, ma di economia virtuale, di quella economia (figlia inevitabile del capitalismo selvaggio) che premia gli impulsi elettronici, che crea denaro dal nulla, che specula sul lavoro di miliardi di persone, ridotte a tubi digerenti e consumistici, che pratica l'usura come bene sociale, che affama e distrugge identità, culture, popoli e razze. Che nostalgia di Paperon de'Paperonis, il vecchio, duro, egoista, eroico riccastro che nuotava beato e felice nei suoi tre ettari cubici di monete e banconote, con la sua palandrana ancora buona, dato che aveva solo ottanta anni. Il ricchissimo Paperone, fiero di essere ricco e non radical scic; il tirchio Paperone che, nato povero, sapeva quanto costa fatica e sudore guadagnare. Che nostalgia di sentimenti veri e non equivoci. E si alzi chi non rispettava il vecchio indistruttibile. Altro che consumismo sbracato e morto di fame.
Queste bande di cialtroni che abbiamo ai vari Governi che contano, oggi, non si rendono conto che lo tsunami si sta avvicinando. O se ne rendono conto, ma sessantacinque anni di vigliacca ignavia, di corrotta corsa al "posto", di svendita della dignità per un piatto di misere lenticchie storiche le hanno rese incapaci di opporsi alla marea montante. Si avvicina il giorno della resa dei conti. Si avvicina il giorno della rivincita del Sangue sull'oro. In Europa i segnali non sono più solamente segnali: sono ormai realtà che si affermano e si allargano.
In Italia no, per adesso. In Italia la casta serva e prona ai padroni di turno, non sa più neppure come si fa a rubare. Ne beccano a due a due finché son dispari, di destra, di sinistra, di sotto, di sopra. Per distrarci pompano il gossip più che possono, fin nelle camere da letto, rovinando anche quella piccola differenza biologica che rende piacevole la vita. Occhio però. Quando un Popolo si sveglia, poi non lo ferma più nessuno. Né avemarie, né gossip, né propaganda falsa e corruttrice.Ci siamo vicino, gente!Teniamo duro, che la va a pochi.
Martedì, 11 Maggio 2010.
Fabrizio 88 Belloni
Martedì, 11 Maggio 2010.
Fabrizio 88 Belloni
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Bavaglio alle idee
NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.. L.733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia(UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr.60.
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo...il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.
In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi
di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.
Un "bannato"
Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo...il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.
In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi
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Un "bannato"
lunedì 10 maggio 2010
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