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Ultimissime del giorno da ADNKRONOS

lunedì 10 maggio 2010

Eurasia rivista di studi geopolitici


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  Gentile Lettore,
di seguito gli aggiornamenti al sito di "Eurasia" di questa settimana:
Tra la Grecia e Obama
Gianni Duchini, 8 maggio 2010 07:49
Solo una "Politica" rivolta ad una modifica dei rapporti di dipendenza nei confronti del paese dominante, può garantire un riordino delle connessioni interne delle formazioni economiche sociali, che sottendono, come parti integranti, le peculiarità del dominio Usa creatosi.
Le necessarie prospettive della geopolitica europea
Alfredo Musto, 5 maggio 2010 11:23
L'indipendenza per l'Europa è vitale. Passa per la riappropriazione di basilari elementi di sovranità, fuori e dentro l'Unione Europea, dalle acque del mare nostrum alle steppe eurasiatiche. L'Europa o sarà potenza o non sarà.
Sudafrica: la "nazione arcobaleno" ed il difficile equilibrio interno
Roberto Sassi, 5 maggio 2010 08:19
I colori dell'arcobaleno presenti nella bandiera, rappresentanti le diverse etnie del paese, sono ancora la manifestazione di una differenza etnica più che di un cromatismo unificatore, ma a 16 anni dalla fine dell'apartheid non sono stati pochi i progressi compiuti dal Sudafrica.
Afghanistan, un conflitto senza fine
Silvia Bianchi, 3 maggio 2010 19:08
Le recenti notizie riportate dai media hanno messo ancora una volta in luce i difficili rapporti tra l'Afghanistan e la comunità internazionale. Il caso Emergency e il ritiro statunitense dalla provincia di Korengal sono due fatti che testimoniano una situazione divenuta ingovernabile e sono un riflesso dell'instabilità interna al Paese.
India e Pakistan verso il dialogo per la pace
Alessandro Lattanzio, 2 maggio 2010 12:45
Il primo ministro indiano Manmohan Singh e il primo ministro pakistano, Yousuf Raza Gilani, il 29 Aprile, si sono incontrati per 90 minuti a Thimphu, la capitale del Bhutan. Singh e Gilani si sono riuniti a margine del vertice del SAARC.
E tanti altri articoli sono disponibili sul sito.
Le ricordiamo che è attualmente disponibile in libreria l'ultimo numero di "Eurasia" (1/2010) dedicato a La Russia e il sistema multipolare
Buona lettura!
  la Redazione

Pagina principale sito: eurasia-rivista.org

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La guerra della banda larga: Telecom contro tutti

Zeus News - La guerra della banda larga: Telecom contro tutti

E' ufficiale: ora puoi volare



E' UFFICIALE: ORA PUOI VOLARE Martin Jetpack
Sono le 8 del mattino. Tutti pronti per andare al lavoro. Si esce di casa ma non ci si dirige in garage a prendere la moto o la macchina, ma in balcone o nel terrazzo condominiale. Perchè? Perchè in ufficio si arriva volando. Il Martin Jetpack, con i suoi due rotori in un composto di carbonio, è il primo strumento di volo personale ad arrivare sul mercato. Dotato di doppio sistema di sicurezza (e un paracadute, che non guasta mai), vi permetterà di volare per 30 minuti circa. Costa 63 mila euro ed è ordinabile on line. Un'occasione da prendere... al volo?
A.S.
Costo € 63.000 circa - www.martinjetpack.com





 

domenica 9 maggio 2010

Un capitano, c'è solo un capitano

Totti ribalta il Cagliari: la Roma è ancora viva - Calcio - Sport - MSN Italia

L'Europa in mano alla mafia dei "rating"


 
 
L'Europa in mano alla mafia dei "rating"
di Tito Pulsinelli - 07/05/2010

Fonte: selvasorg.blogspot.com
 
Come il Brasile ed Argentina 20 anni fa - La speculazione usuraia dei croupiers dell'azzardo globale - Partita truccata tra il dollaro e l'euro

 
Fa un certo effetto osservare gli accadimenti europei dall'angolo visuale sudamericano: sembra di sbobinare immagini di un passato molto prossimo, però a parte invertite. "Default" è una parolaccia inquietante tra i bellimbusti delle cosche finanziarie che erano di manica larga quando la scagliavano contro i "tropicali" e l'America non anglosasassone.

Oggi, il monopolio mediatico d'Oltreatlantico spara a zero contro l'Unione Europea, attacca i suoi anelli più deboli così come ieri crocifisse il Messico, l'Argentina e il Brasile. Aggredisce con l'arma di distruzione di massa delle "agenzie di rating", quelle stesse che aggiungendo (o togliendo) una A, segnano il destino delle nazioni.
  
Eppure, inutilmente, vent'anni addietro i "terzomondisti" avevano messo in guardia contro queste mafie (Moody's, Goldman Sachs, Fitch) che sono simultaneamente giocatore e arbitro, "qualificatori di rischio" e società quotate in borsa, croupiers e venditori di fiches. A quel tempo, dalle capitali europee si rispondeva con sorrisi di condiscendente superiorità: si consideravano gemelli-siamesi di Wall street e fratelli spirituali della Chiesa Neoliberista del Business degli Ultimi giorni.

 
Il brivido che dal caldo Egeo risale il midollo spinale delle élites europee dà la misura del trionfalismo immediatista della classe dirigente politica, intrappolata nel laberinto di sabbia di una "moneta senza Stato", e l'egoismo necrotico di un'oligarchia finanziaria che ha trucidato l'economia reale e il buon senso.

 
Hanno fatto l'eutanasia allo Stato sociale che era il cemento che coesionava e rendeva più solido il modello economico e politico europeo e giapponese. Elites ed oligarchie, ispirate al modello di accumulazione dei Morgan, Drake e capitan Uncino, si impegnarono a trasformare l'Europa in una fotocopia degli USA. Però senza forza militare autonoma e senza visione geopolitica: tutto nelle mani dei banchieri centrali (senza eccezioni, garzoni andati a bottega da Goldman Sachs et similia).

 
Hanno ridato in pasto l'Europa a quel FMI che –quasi estromesso dalle latitudini sudamericane- ora ritrova una Terra Promessa non solo nella bushista "nuova Europa", ma persino a Bruxelles e Francoforte. Wall strett non si accontenta, va alla caccia grossa contro l'anello mediterraneo: alla carica dell'argenteria di famiglia. Puntano agli Stati fondatori dell'unificazione europea. Si tratta di minare l'euro e minimizzare la concorrenza globale europea. Il dollaro deve rifiatare e gli USA devono mettere il freno a mano nella picchiata dell'egemonismo che sta divenendo sempre più relativo.

 
Tant'è vero che hanno perso protagonismo persino in quell'America Latina la facevano da padroni, dove la vivisezione neoliberista –inaugurata dal noto filantropo Pinochet- produsse ferite mortali e traumi profondi che -oggi- sono diventati anticorpi.

 
La filastrocca della fu globalizzazione ha finito per produrre il risorgimento di categorie date per spacciate anzitempo: sovranità nazionale, identità nazionali e sociali, autodeterminazione, rottura dei monopoli, dualismo e complementarietà economica, unificazione non solo dei mercati, ecc.

 
E' il cosiddetto "populismo" che fa arricciare i nasi siliconati nelle redazioni europee ma fa diminuire i déficit, aumenta le riserve monetarie nazionali e consente politiche redistributive. Mantiene il FMI fuori dall'uscio di casa o dalla cucina. Vedere per credere. Basta dare una scorsa alla graduatoria mondiale dei Paesi più indebitati oggi e nel 1990: esiste il BRIC e i fondi nazionali sovrani.

 
Ha permesso di dare impulso ad un blocco sudamericano, con una integrazione regionale lenta e contraddittoria, però con visione e progettualità geopolitica, inserita nel multipolarismo, senza le mani legate dai dogmi macro-economici e dai miraggi di fine Millennio del gioco d'azzardo delle tre carte della cupola del rating: che è un monopolio made in USA.

sabato 8 maggio 2010

Onore ai combattenti della Charlemagne. Ora e sempre il loro onore si chiama fedeltà   !


Mentre la Francia si appresta a celebrare, come ogni anno, il giorno che convenzionalmente indica la fine della guerra con l'atto di resa della Germania, noi ricordiamo il sacrificio di un pugno di giovani soldati estranei a quella rinnovata allegria di tanti pronti, durante quella malinconica primavera '45, a salire sul nuovo carro dei vincitori. Essi, battendosi non per il particolare interesse della Francia - la loro piccola patria - bensì per la sopravvivenza dell'Europa - la loro grande patria - compresero meglio di altri che l'avvenire del proprio popolo non poteva non dipendere da una sovranità che né il liberismo occidentale né il comunismo russo avrebbero mai assicurato al Vecchio Continente. Compresero che l'ultima speranza per l'Europa risiedesse nel cuore del Reich, in quella Berlino in cui loro, da francesi, trasformarono questa coscienza in poesia, difendendo armi in pugno, ben oltre la fine ufficiale delle ostilità, un principio che non accettarono di negoziare con chi l'Europa invase, oltraggiandone la civiltà.

 
Come canta, La Compagnia dell'anello, in uno dei suoi testi: "Fra tanti falsi miti, qualcosa di più vero…". È con questa frase che vorrei iniziare questo articolo, perché penso che proprio i falsi miti siano la base sulla quale si è fondata la nostra "illustrissima" società occidentale, ovviamente dal 1945 ad oggi… Perché dico dal 1945? Perché è dal 1945 che, in maniera decisa e arrogante, gli USA hanno cominciato ad infangare il "Vecchio Continente" con le loro menzogne; ogni paese è libero di fare ciò che vuole, dunque può anche fare della menzogna il suo credo, ma non può e non deve arrogarsi di doverla esportare, soprattutto se, questi subdoli e viscidi insegnamenti provengono da un paese che ha circa 350 anni di Storia, nei confronti di una Terra che esiste da sempre, con le sue tradizioni millenarie, qual'è l'Europa. La nostra Europa non conosce falsi miti, non conosce compromessi! Non è nella sua storia, né nel suo Dna; dunque cosa ha da chiedere a questi yankee impiccioni e arroganti? Da una parte abbiamo l'eroe occidentale per eccellenza, basti pensare a Rambo o ai vari e infiniti super-eroi, i quali dovrebbero rappresentare una sorta di Messia per le masse che, davanti agli schermi, rimangono ipnotizzate da questo mucchio di muscoli; dall'altra, la Divisione delle SS Charlemagne, probabilmente uno dei pochi reparti che possiamo ritenere un manipolo di EROI. Certo, potrei definirli Super-eroi, perché in effetti lo sono stati per davvero, ma preferisco non farlo, perché questo concetto di "super", secondo me, rende la figura del ragazzo francese come un qualcosa di "non-umano"; invece no, questi camerati non avevano nessun super-potere: non volavano, non si arrampicavano, né avevano armi ultimo-tipo dietro le quali potevano proteggersi, ma avevano quanto gli bastava per non aver paura e per rimanere, ancora oggi, impressi nella memoria di molti. Forse no, mi sbaglio, di paura ne avevano, perché giusto un Silvester Stallone nei panni di Rambo non ha paura né timore, ma siccome loro erano persone in carne e ossa, come lo siamo noi, ragazzi con tutti i difetti del mondo, sicuramente di paura ne avevano, ma erano uniti e credevano in un'idea più grande di loro, più grande di qualsiasi altra cosa, la quale li rendeva immortali! Ecco perché non hanno ceduto… nessuno poteva dividerli, neanche la morte certa. Vero, chi scrive in questo momento è sicuramente di parte, però vorrei allontanarmi un attimo da questa situazione di vicinanza nei loro confronti, per guardarli dunque da un'ottica apolitica. Voglio sentirmi per un attimo obiettivo; voglio, per un istante, vedere questo manipolo di ragazzi, non come camerati, ma come semplici soldati in guerra, partiti per difendere la loro Europa; bene… come posso non rispettarli? Come posso non rendere loro gli onori che meritano? Come posso non affermare che siano figli di un coraggio estremamente maggiore? Come posso non ricordarli? Come posso accostare John Rambo o chi per lui, a Christian Gauvin? Come può una persona, anche se nemica, anche se contraria a quell'idea di Europa, non rimanere a bocca aperta? Ecco le domande, banali e semplici, che ognuno dovrebbe farsi, prima di parlare a sproposito! Ecco perché ho iniziato con quella frase della Compagnia; perché se davvero ci crediamo, se ne sentiamo il bisogno, se riconosciamo i giusti meriti, se cerchiamo più a fondo senza rimanere impressionati dall'apparenza ingannevole e maligna, e se riusciamo a differenziare "il falso" super-eroismo dal "vero" senso dell'umano, allora a quel punto, anche in una società "occidentalizzata", possiamo trovare quel briciolo di purezza, di limpidezza, insomma, quel "qualcosa di più vero" di cui abbiamo bisogno! Le SS Charlemagne sono uno degli esempi più eloquenti di come un uomo può ergersi al di sopra di tutto, armato solo della sua volontà e della sua forza interiore. Gli USA hanno regalato all'Europa questo modello "perfetto" di uomo che vola, che si arrampica, che è affascinante, che è pieno di muscoli, che è sempre da solo contro tutti e che, cosa più importante di tutte, vince SEMPRE! Un superiore NON può perdere mai, lui incarna la perfezione. Perché, oggi come oggi, non è l'onore che conta, sia che si perda o che si vinca, non è il modo in cui bisogna comportarsi, non è la lealtà o il cameratismo, non è il morire per un'idea, non conta niente di tutto questo… oggi conta vincere, sempre, comunque e dovunque! Se perdi, allora, sei un perdente, se vinci sei un vincente della vita, e sempre, in seguito, questa vita ti ripagherà della tua vittoria. Ecco chi è il Super-eroe. Bisogna saper perdere! E' nostro dovere saper perdere con onore. La storia - TUTTA - ci ha insegnato che spesso i vincitori furono i Vinti; la vittoria "prettamente materiale" la lasciamo agli altri, agli Yankee, ai Farisei, e chi più ne ha più ne metta! Noi ci prendiamo la sconfitta onorevole, forse la più limpida e vera vittoria che ci può essere! I nostri avi non sono morti per una "Democrazia", per un "Libero mercato" o per una "Lotta classista e comunista", sono morti per l'Idea-Europa, l'Europa degli Europei! Questi giovani "leoni" francesi sono stati raccontati in uno, se non il più celebre, dei libri; ovviamente sto parlando de "I leoni morti" di Saint-Paulien. Un libro che, a chi l'ha letto ha davvero lasciato qualcosa dentro, perché non è semplicemente sfogliare delle pagine, ma bensì è rivivere, entrando magicamente nel racconto, quelle fasi, da una parte spietate e disumane e dall'altra eroiche e incredibili, di una guerra, o forse meglio dire di una difesa estrema, che si svolse nel cuore dell'Europa, a Berlino, il 2 Maggio 1945 intorno alla Cancelleria del Reich. Il loro onore è stata davvero ed unicamente la Fedeltà; non avevano nient'altro, solo questa lealtà incredibile nei confronti della loro terra: l'Europa. Perché ricordiamocelo, questi francesi, come tanti altri, erano "Soldati Politici", dunque Volontari, dunque liberi di decidere; beh, loro decisero di morire combattendo! Come afferma il libro (nel VI cap.) "…loro non erano là per proteggere Hitler e il suo regime, ma per difendere duemila anni di civiltà…"; direi che proprio questa frase rispecchia il ruolo non solo della SS Charlemagne, ma di tanti altri reparti europei. Il libro ci racconta, oltre alle fasi di combattimento, del rapporto che c'era tra i camerati, le loro paure, i loro desideri, i loro pensieri, la loro fedeltà; racconta le ultime fasi sia all'esterno che all'interno del bunker, degli ultimi momenti di Hitler e della sua incredibile personalità e volontà; ma davvero, la cosa che più mi ha colpito è che, Saint-Paulien, descrive questi ragazzi, che avevano la mia stessa età, con una semplicità incredibile, come può essere qualsiasi altro ragazzo! Niente super poteri, ma semplicemente giovani i quali, nelle rispettive città, conducevano la stessa vita che conduciamo noi, ma che ad un certo punto hanno dovuto scegliere; sicuramente una scelta fatale per moltissimi, ma che non è stata vana, anzi, con le loro gesta hanno difeso e salvato 2000 anni di storia, e noi ancora oggi vogliamo ricordarli, come ricordiamo tutti gli altri Difensori d'Europa di qualsiasi periodo storico, perché sono loro che ci hanno permesso di credere ancora oggi all'Idea e che ci danno la forza di non mollare. Loro non l'hanno fatto. Noi non dobbiamo farlo.
Davvero triste, è l'ultimo capitolo (Intermezzo) dove il giovane Gauvin cambia, o almeno cerca di farlo, personalità, fingendo addirittura di essere pazzo, dopo aver vissuto l'inferno. Racconta come ogni giorno durasse un'infinità, sempre con la paura di essere riconosciuto e arrestato; svegliarsi con la speranza di poter condurre una vita normale, che questi camerati si meritavano; non capivano come mai la gente li odiasse… Quale fu la ricompensa per questi giovani ragazzi che combatterono lealmente, senza subdoli interessi, una guerra in difesa dell'avamposto europeo, circondato a Occidente dalla Democrazia e a Oriente dal Comunismo, per ottenere finalmente la pace? La ricompensa fu l'Odio nei loro confronti che dura ancora oggi, ma "Noi siamo ancora qui per non dimenticare…" e per assumerci, col sorriso, tutto l'odio della gente nei loro confronti e della loro Idea. Probabilmente avrei dovuto cercare un finale diverso, più personale e meno scontato, ma come si può, davanti a delle righe del genere rimanere indifferenti?
"Non vi è truppa al mondo che si sia battuta con maggior coraggio di questo pugno di Francesi in lotta, nel cuore stesso dell'Europa, per un chilometro quadrato di rovine. Non vi è soldato che non debba, da soldato, rendere loro omaggio. Non un solo uomo, che sappia difendere le sue idee con la propria pelle, dovrà mancare di salutarli...".


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venerdì 7 maggio 2010

Lo scorpione e la rana


 Lo scorpione e la rana
di Marco Bombagi* - 06/05/2010


Fonte: movimentozero [scheda fonte]


Le cronache dal mondo in crisi economica ci descrivono una realtà surreale, sospesa tra dramma e farsa. La Grecia, travolta da un debito gigantesco, sta rischiando la bancarotta e necessita di aiuti da parte del Fmi e dell'Europa, che, tradotto, vuol dire Francia e Germania. Tre deputati tedeschi a suo tempo già lanciarono la proposta risolutrice: "vendetevi le isole, almeno quelle disabitate". Magnanimi. La ferma risposta di Atene: "Non ci sembra un suggerimento appropriato".
La situazione è grave ma non è seria, avrebbe detto Flaiano a proposito della questione greca, ma altrove è soprattutto grave. Nel Regno Unito, dove un'ampia fetta del Pil nazionale viene prodotta in un chilometro quadrato nella City di Londra, lo tsunami scatenato dal terremoto subprime ha trasformato, in tre anni, quella che sembrava un'isola felice (per loro) in un "esempio delle conseguenze del liberismo sfrenato", come scrive l'Economist. Negli Usa, dopo gli oltre 700 miliardi di dollari del piano-Paulson, la disoccupazione dilaga mentre le banche, dopo aver usufruito degli aiuti, proseguono nella politica di stretta creditizia, ignorando i problemi di milioni di persone destinate a finire sulla strada.
Non è un caso che, tra i Paesi occidentali, proprio gli Stati Uniti e la Gran Bretagna siano i più colpiti, dato che entrambi, già da due decadi,
dipendono dalle banche. Un anno fa il Telegraph infatti scriveva che "il Paese guarda il precipizio. Siamo a rischio della peggiore umiliazione, con Londra che diventa una Reykjavik sul Tamigi e l'Inghilterra che finisce sott'acqua. Grazie all'arroganza alla presuntuosa incompetenza seriale del governo e di un gruppo di banchieri, la possibilità di una bancarotta nazionale non è irrealistica". Dopo un anno pare che le cose non siano cambiate granchè. L'Independent rincara: "Uno dei principali investitori mondiali dà voce alle preoccupazioni del mercato. Jim Rogers, cofondatore della Quantum con George Soros, dichiara a Bloomberg: 'Vi consiglio urgentemente di vendere tutte le sterline che avete. È finita. Odio dirlo, ma non metterei più denaro nel Regno Unito'". E per concludere degnamente, il Guardian: "In privato qualcosa di molto somigliante alla disperazione sta cominciando a serpeggiare nel governo. Dopo aver visto lo scivolone delle banche, un Ministro del Gabinetto inglese non scherzava quando ha detto: 'Le banche sono fottute, noi siamo fottuti, il Paese è fottuto'". Quando si dice aplomb britannico...
Una scelta dunque tra realtà e finzione finanziaria a vantaggio della seconda. "Oggi la speculazione monetaria" sostiene Internazionale di cinque mesi fa che riportava un'inchiesta di Der Spiegel "è venti volte il volume degli scambi commerciali. [...] L'attività finanziaria è scollegata dalla realtà e ha la forza di distruggere la ricchezza di interi settori industriali, anzi, di interi Paesi". Su questa linea si pone la lucida analisi di Massimo Fini nel suo "Il denaro, sterco del demonio": "Al fenomeno della finanziarizzazione del denaro" scrive "si accompagna quello della sua progressiva smaterializzazione. Il denaro perde i residui contatti con la materia in cui si era via via incarnato".
Lo sforzo salvifico profuso dai governi, negli ultimi due anni, per rivitalizzare le banche che avevano causato la crisi rovinando milioni di persone, non è stato del tutto vano. Il sistema finanziario, in effetti, ha tirato un bel sospiro di sollievo e ora la giostra è ripartita di gran lena. Peccato però che per applicare il massaggio cardiaco agli istituti di credito tutti i governi occidentali abbiano dilapidato un oceano di denaro, soldi di quei cittadini vittime due volte del sistema: prima raggirati dalle alchimie dei cosiddetti maghi della finanza, poi ulteriormente spremuti dagli Stati corsi al capezzale degli apprendisti stregoni in difficoltà.
Cifre enormi, quelle stanziate dai governi occidentali, a esclusivo beneficio degli artefici del disastro. Denaro che causa oggi gravi problemi di indebitamento per gli Stati, mentre le banche d'investimento hanno ripreso a fare esattamente ciò che ha portato il mondo sull'orlo del baratro: il gioco d'azzardo. Per di più, sulla pelle di chi le aveva salvate. "Si torna a scommettere, si torna a far festa, si torna a guadagnare un sacco di soldi" proseguiva l'inchiesta di Der Spiegel, "e tutto grazie ai miliardi immessi nei mercati dalle banche centrali e dai governi per arginare le conseguenze della crisi". "Quando va tutto bene - proseguiva l'articolo- lo Stato non deve intervenire e i guadagni vanno ai banchieri. Ma se qualcosa va storto, tocca al contribuente pagare il conto". È il capitalismo, bellezza.
Un atteggiamento deprecabile, ma soprattutto autolesionista, dato che, in caso di fallimento degli Stati e conseguente crisi strutturale del sistema liberal-capitalista, alchimisti dell'economia finanziaria e comuni cittadini, a bordo di uno stesso Titanic, affonderebbero insieme. E qui più di tante analisi tecniche ci viene in aiuto Esopo, nella sua antica saggezza, con la favola dello scorpione e la rana. Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, perchè teme di essere punta, ma lo scorpione la rassicura: "se ti pungessi annegherei anch'io". La rana generosamente accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede "Perché?". Lo scorpione, prima di morire annegato a sua volta, risponde "È la mia natura". Lo scorpione potrebbe essere un qualunque stratega di Wall Street o supermanager di banca con superbonus, indovinate un po' chi è la rana?

 
* giornalista professionista dall'inizio del 2010, laureato in Scienze Politiche con indirizzo sociale e del lavoro, lettore di Massimo Fini e simpatizzante di Movimento Zero, ha scritto per la prima volta per il Giornale del Ribelle questo articolo che fa il punto sulla situazione finanziaria internazionale

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