Vogliamo giustizia!

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Giustizia per i morti di Bologna

Ultimissime del giorno da ADNKRONOS

martedì 25 giugno 2013

Aggiornamenti rivista EURASIA ( 17/06 – 23/06 2013 )

 

eurasia

Di seguito il sommario degli aggiornamenti della Rivista "Eurasia" dell’ultima settimana (dal 17 al 23 giugno 2013):

Indice

  • Articoli e saggi
  • Pubblicazioni

Articoli e saggi

Redazione, INTERVISTA A NIKOLAJ BORDHUZA, SEGRETARIO GENERALE CSTO

Giacomo Gabellini, IL VICOLO CIECO DI ERDOGAN

Enrico Ferrari, ASIA CENTRALE: I NUOVI ATTORI

Aldo Braccio, OCCUPY TAKSIM E SVOLTA OCCIDENTALE PER LA TURCHIA ?

Sara Nardi, BAN KI-MOON IN VISITA A PECHINO

Pubblicazioni

E' attualmente disponibile in libreria l’ultimo numero (2/2013) di "Eurasia" (XXX), intitolato "Il lupo grigio al bivio”.

...E tanti altri articoli sono disponibili sul sito!

La Redazione.

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domenica 23 giugno 2013

Gli ultimi Mohicani di Solinas e la cultura libera della destra italiana

solinas

Leggendo Gli ultimi Mohicani. Quel che resta della politica (Bietti) di Stenio Solinas, si ha la riconferma che nel nostro paese c’è una cultura di destra. Sarà minoritaria ma c’è ed è una cultura libera e spregiudicata, di ricci e non di volpi. Commentando il verso di Archiloco «la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande», Isaiah Berlin, rilevava il «grande divario tra coloro, da una parte, che riferiscono tutto a una visione centrale, a un sistema più o meno coerente o articolato», i ricci appunto, «e coloro che perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, non unificati da un principio morale o estetico», le volpi. Ebbene quei pochi filosofi della destra che ci ritroviamo(ancora) nel nostro paese, in quanto ricci, abitano un pianeta assai lontano da quello liberale, abitato da volpi, e, per questo, vedono il mondo attraverso le lenti di un’ideologia che, in sostanza, riporta la crisi che stiamo attraversando, in Italia come in Occidente, ad una sola causa: il tramonto della Tradizione. Va detto, però, che saggisti come Solinas, come Veneziani, mostrano una libertà intellettuale impensabile nei loro omologhi di sinistra. Quale articolista di Repubblica potrebbe scrivere che: «Il berlusconismo, il prodismo e infine il montismo hanno raccontato in fondo la stessa cosa: l’aziendalizzazione della politica, l’idea di sostituire qualcosa d’impalpabile eppure reale – sentimenti, tradizioni, aspettative, memorie- con una logica imprenditorial-manageriale»? O stigmatizzare, come fa Solinas, il caravanserraglio e i costumi privati dei salotti buoni della borghesia italiana con parole che forse neppure Antonio Gibelli, l’autore di Berlusconi passato alla storia (Donzelli 2010) avrebbe usato: «un elevato numero di concubine, di avvocati e di cognati, il trionfo di Lombroso che si rispecchia nelle facce e negli atteggiamenti di deputati, senatori, consiglieri regionali, amministratori pubblici e privati». Solinas, inoltre, non risparmia colpi alla vecchia destra «legge e ordine» e non si nasconde affatto il vuoto culturale e la fiacchezza etica di quanti coltivavano un nostalgismo fine a se stesso, incapace di fare davvero i conti con la storia.

mohicani

Naturalmente il bersaglio del libro è, soprattutto, la sinistra, finalmente entrata nel palazzo, che si è messa ai posti di comando ma lungi dal realizzare quanto era nei suoi sogni, si è adeguata alla deprecata società consumistica, apportando al suo edonismo una tonalità libertaria. Già negli anni ’80, l’Italia aveva «un suo languore orientale, una capacità di sfasciarsi senza però crollare di colpo… Era un Paese che aveva creato il connubio più straordinario, quello di un popolo con tutti i miti cari a una società dei consumi e capitalista nei fatti e con una dittatura culturale orientata verso il sistema opposto».

«Per fare politica – scrive Solinas – ci vuole una visione e un’idea di grandezza», siamo d’accordo così come lo siamo nell’individuazione delle metastasi del nostro sistema politico, «il combinato disposto fra un sistema politico inefficiente (bicameralismo errato, numero dei parlamentari eccessivo, esecutivo debole, sistema elettorale iniquo e/o pasticciato, comunque ibrido, eccetera), una burocrazia statale lenta e incomprensibile, la proliferazione dei poteri locali, la farraginosità dell’ordinamento giudiziario e di quello scolastico». Ci si chiede, però se questi mali antichi derivino dal liberalismo o dalla sua cronica debolezza che si traduce in un investimento eccessivo sulla politica tale da corrompere sia la politica sia la società civile.

È il senso profondo delle «divisioni» che caratterizza l’etica politica dei moderni e, tra le divisioni, un posto eminente ce l’ha quella tra economia e politica. «Non si fa nulla di grande in questo mondo se non si fonda sul sacrificio». «L’arte dello Stato e l’arte del negozio non possono partire dai principii medesimi. Perciò è desiderabile che chi si sente disposto a perdere, attenda agli affari pubblici, e chi desidera solo guadagnare attenda al commercio. Il cumulo de’ due uffici è meglio evitarlo. Così le forze della nazione non si disperdono, non si elidono; così si edifica sul sicuro e per un lungo e prospero avvenire». A pronunciare queste parole, nell’800,non era un antenato della Nuova Destra ma un grandissimo(e dimenticato) liberale, Massimo d’Azeglio.

Di Dino Cofrancesco

Da: http://www.ilgiornale.it

venerdì 21 giugno 2013

“Ritorno a casa”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

testata-orlandi2

“RITORNO A CASA” 22-6-2013

Da piazza Sant’Apollinare a piazza San Pietro

Carissimi amici,

sono Pietro Orlandi, intanto volevo ringraziarvi di cuore per aver aderito alla petizione,che ha superato le 153.000 firme, e per la solidarietà e l’affetto che mi dimostrate ogni giorno attraverso le vostre bellissime mail.

Tra meno di un mese, in occasione dei 30 anni dal sequestro di mia sorella Emanuela, spero di incontrarvi e abbracciarvi, a Roma, nel nome di verità e giustizia.

L’occasione sarà una fiaccolata che ho pensato di intitolare “Ritorno a casa”.

fiaccolata_sito3Il 22 giugno 2013 (un sabato) ci incontreremo alle 19.30 in piazza Sant’Apollinare a Roma, dove Emanuela fu vista per l’ultima volta, e ci incammineremo lungo le stesse strade che lei avrebbe percorso per tornare a casa se mani ancora ignote non le avessero tolto il diritto alla giovinezza, alla gioia, alla possibilità di scegliere della propria vita: l’arrivo è previsto in piazza San Pietro, dove ci raccoglieremo pacificamente con le nostre fiaccole fino a tarda sera per ricordare che siamo ancora in attesa di risposte, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti, che per la prima volta vedono indagato dalla magistratura italiana un testimone che si autoaccusa di aver avuto un ruolo di primo piano nella vicenda, l’auspicata collaborazione dello Stato Vaticano potrebbe rivelarsi finalmente determinante per arrivare alla verità.

Vi aspetto in tanti, tantissimi. Vi prego di fare passaparola sul web, di coinvolgere amici e conoscenti, di cancellare 30 anni di omissioni e depistaggi con una partecipazione e una mobilitazione straordinaria, che porti a invadere le strade di Roma e a scuotere le coscienze nel nome di verità e giustizia. Non solo per Emanuela, ma per le tante altre vittime, per regalare una speranza ai più giovani, per il futuro del nostro Paese, per ognuno di noi.

orlandi3Per i partecipanti qui potete scaricare l’immagine di Emanuela (Foto1 – Foto2) da spillare su una maglietta bianca o da tenere semplicemente in mano, portate con voi anche una candela per la fiaccolata.

Dovendo dare alla questura di Roma un numero indicativo di partecipanti alla fiaccolata, prego, coloro che saranno presenti, di voler compilare il formulario (Partecipazione alla fiaccolata) sul sito indicando il numero di persone.

Infine volevo ringraziare Roma Capitale Magazine per avermi dato la possibilità, attraverso il loro server, di poter inviare questa mail contemporaneamente a tutti voi che avete aderito alla petizione e agli iscritti della newsletter del sito.

Un forte abbraccio

Pietro Orlandi - (pietro_1959@libero.it)

Per aderire alla petizione clicca QUI

Pagina facebook:

Appello Petizione Al Papa Per La Verità Su Emanuela Orlandi


giovedì 20 giugno 2013

Aggiornamento n° 80 di GEOPOLITICA

logo_geopolitica

Vi segnaliamo le novità di questa settimana:

Ultimo numero:

America Latina: tentativi di unità
Geopolitica, vol. I, no. 4 (Inverno 2012) AMERICA LATINA: TENTATIVI DI UNITA' L'ultimo decennio ha visto l'America Latina muoversi a grande velocità sulla strada dell'integrazione regionale. Il Mercosur ha inglobato il Venezuela e si prepara a fare lo stesso con la Bolivia. E' stata creata l'UNASUR che riunisce tutte le nazioni del Sudamerica. La CELC fa concorrenza all'OAS sul piano pancontinentale, ma esclude significativamente i due paesi anglosassoni. Infine, i ...

Eventi:

Il 24 giugno, presentazione di “America Latina: tentativi di unità” all’IILA
L’unità latinoamericana è un’idea diffusa, in quelle nazioni che si identificano con la “Patria Grande”, fin dall’epoca coloniale e dalla lotta per l’indipendenza. Ma è negli ultimi anni che il processo d’integrazione ha subito un notevole impulso. Vecchie organizzazioni, come il MERCOSUR, si sono rafforzate e allargate, mentre nuove realtà – come la CELAC, l’UNASUR o in una dimensione meno ampia l’ALBA – sono sorte col preciso compito d’integrare il subcontinente latinoamericano, pur nel rispetto ...

IsAG e Università: in arrivo due iniziative accademiche sul Mediterraneo
L’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), nel perseguire il proprio scopo statutario della promozione dello studio della geopolitica, coopera strettamente col mondo accademico. Nelle prossime settimane due importanti iniziative formative avranno luogo come frutto di questa cooperazione. Si tratta dei seminari Difesa, sicurezza e diritto internazionale nel Mediterraneo all’Università Kore di Enna e della Summer School on Democratization and Political Transitions in the Arab World all’Università di Minho (Portogallo). Il ciclo ...

Articoli:

Nuova brigata di intervento nel Congo: passo avanti dell’ONU nei Grandi Laghi
Grazie alle notizie che continuano ad arrivare dalla Repubblica Democratica del Congo, abbiamo potuto constatare ancora una volta che si tratta di un Paese che appartiene ad una regione che, sfortunatamente per i suoi abitanti, da decenni è associata al conflitto e alla violenza più efferata di un gruppo di cittadini contro altri. Infatti, nella zona limitrofa al Ruanda si è registrato il più alto numero di vittime in un conflitto dai tempi della Seconda ...

Il “moderato” Rohani e l’incompatibilità tra Islam e sogno americano
Il conteggio per conoscere il tempo che gli durerà l’etichetta di “moderato” comincerà da agosto, quando ci sarà il passaggio di consegne tra il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad e il chierico sciita, ex negoziatore per il programma nucleare iraniano, il “moderato” Hassan Rohani che a dispetto di molti pronostici ha vinto al primo turno le elezioni presidenziali iraniane. I dati ufficiali del ministero dell’Interno hanno parlato di una vittoria netta – il 50,71 per cento ...

Iran: la rivincita degli esperti di relazioni internazionali e dell’élite religiosa
La (prevedibile) elezione di Hasan Ruhani: in cantina filosofi e seguaci del messianismo; spazio a esperti di relazioni internazionali, marja’ al-taqlid, e grandi famiglie dell’establishment religioso sciita. Al vertice, c’è sempre la Guida, ‘Ali Khamene’i. [Nella foto a destra: Raffaele Mauriello, autore dell'articolo riceve il premio di "Libro dell'anno nella Repubblica Islamica d'Iran 2013"].   La Repubblica islamica dell’Iran ha un nuovo presidente, Hasan Ruhani. Dopo il profondo trauma degli scontri di piazza seguiti alle ....

Cosa lega Gezi Parkı, Goldman Sachs e le sanzioni all’Iran?
Che Recep Tayyip Erdogan e il suo modello di Turchia fossero inclusi nell’elenco dei silurabili se n’era avuto sentore l’anno scorso, quando sul Middle East Quarterly apparve l’articolo di David Goldman. In esso si parlava di un imminente collasso del “miracolo economico” turco e lo si paragonava al crollo argentino del 2000 e a quello messicano del 1994, entrambi avvenuti dopo periodi di espansione economica. Goldman prevedeva che «la velocità e la magnitudo della battuta ...

Sudamerica isola di pace? Cronaca della conferenza di Palazzo Salviati
Martedì 11 giugno, nella prestigiosa cornice della Sala Multimediale di Palazzo Salvati, si è tenuta la conferenza Sudamerica isola di pace?, organizzata dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) assieme a ISTRID e all’Associazione Seniores dello IASD e grazie all’ospitalità del Centro Alti Studi della Difesa (CASD). L’evento ha attirato la presenza di un pubblico di qualità e numeroso – tale da riempire l’ampia sala in ogni ordine di posto – e ...

Sport, rito e diplomazia
Sabato 8 giugno 2013 l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) ha curato, all’interno della manifestazione “Sport Against Violence” svoltasi presso le Terme di Caracalla, la conferenza “Mediterraneo e Asia Centrale: prospettive geopolitiche nella transizione uni-multipolare“. Tra i relatori Matteo Finotto, ricercatore associato dell’IsAG, di cui riportiamo il testo dell’intervento.   Per fugare ogni dubbio sulla centralità del rapporto tra sport e diplomazia è sufficiente riascoltare le parole che il segretario delle ...

Video

Il ruolo della Russia nella sicurezza europea. "La Voce della Russia" intervista T. Graziani
Tiberio Graziani, presidente dell'IsAG e direttore di "Geopolitica", è stato intervistato lo scorso 7 giugno 2013 da Tatiana Santi de "La Voce dell...

Le rivolte in Turchia. T. Graziani intervistato da "La Voce della Russia"
Tiberio Graziani, presidente dell'IsAG e direttore di "Geopolitica", è stato intervistato lo scorso 6 giugno 2013 da Luca Di Trani de "La Voce dell...

T. Graziani commenta l'incarico a Enrico Letta per "La Voce della Russia"
Tiberio Graziani, presidente dell'IsAG e direttore di "Geopolitica", è stato intervistato lo scorso 26 aprile 2013 da Tatiana Santi de "La Voce del...

D. Scalea commenta la rielezione di G. Napolitano per Radio Italia IRIB
Daniele Scalea, direttore generale dell'IsAG e condirettore di "Geopolitica", lo scorso 25 aprile 2013 è stato intervistato da Radio Italia dell'IR...

Il problema della Geopolitica. D. Scalea a Radio Italia dell'IRIB
Un'intervista a Daniele Scalea, direttore generale dell'IsAG e condirettore di "Geopolitica", è stata pubblicata in data 21 marzo 2013 da Radio Ita...

Buona lettura!

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mercoledì 19 giugno 2013

Franco Cardini “ARIANNA INFIDA”

GIOVEDI' 20 GIUGNO ore 19,30 a L'Universale presentazione del volume di F.Cardini ARIANNA INFIDA

Arianna infida

Con questo suo nuovo saggio Franco Cardini, medievista e storico di valore,stila un lungo elenco di "bugie del nostro tempo" e di silenzi, sfidando false certezze e "politically correct". Ce n'è per tutti: dalle crociate, alle foibe, all'amministrazione Bush.
Ne discuteranno insieme all' Autore Elisabetta Bartolini e Gianfranco De Turris
.

Libreria / Galleria delle Arti L'Universale via F.Caracciolo 12 Roma info 3394987052

Metro A fermata Cipro - bus 490-492-495-31-33-907-913-990-999 tram 19

martedì 18 giugno 2013

L’ultimo bianco

Recensione apparsa su 'Libero' del 6 giugno 2013

l'ultimo-bianco

“L'uomo aveva una figura straordinaria: statura imponente, torace e spalle da gigante. Pesava più di duecento libbre, quel corpo, che muovendosi dava l'impressione di sfiorare sinuosamente il terreno. Nel viso duro, roccioso, quasi primordiale, piccoli occhi neri scintillavano sotto ciuffi arrabbiati di capelli biondi.
Impugnava il fucile; al fianco gli pendeva una scimitarra enorme. Era l'ultimo, stupendo esemplare di una razza superba: una stirpe che, pervenuta alla perfezione fisica, era precipitata nei gorghi della decadenza, per risalire alle vette solo alla fine, proprio prima di estinguersi”: era l’ultimo uomo bianco. E’ l’esordio di un racconto breve di difficile reperibilità anche per i suoi toni poco accondiscendenti con il politicamente corretto che tanto va di moda. Si tratta di L’ultimo bianco ora ripubblicato a distanza di oltre trent’anni (Cavallo alato, pp. 30, euro 6; info@libreriaar.com) di Robert Ervin Howard. Sulle prime il nome dell’autore dice poco. Ma non c’è chi non ricordi almeno uno dei suoi innumerevoli personaggi letterari noto soprattutto per la sua trasposizione cinematografica a opera di John Milius e per l’interpretazione che ne diede Arnold Schwarzenegger: Conan il Barbaro.
Howard è una figura molto interessante. Texano, nato nel 1906, in poco meno di tre decenni scodella oltre centossessanta racconti prima di spararsi alla testa con un revolver nella sua auto, fuori da casa, all’età di 30 anni. La cifra caratterizzante che attraversa molte delle sue storie è che la gran parte di esse sono ambientate in un epoca precivilizzata i cui protagonisti sono barbari. Molti temi che scorrono nelle sue fatiche sono stati disprezzati dal mainstream culturale sempre avverso alla cultura popolare tanto che alcuni critici lo definirono la Barbara Cartland dei maschietti.
Ma la scelta di quello sfondo per molti suoi racconti non era casuale e trovava origine in una sua particolare concezione della politica. L’atteggiamento di Howard verso questo aspetto della vita associata è piuttosto complicato, e soprattutto emotivo. Appena esplode la crisi del 1929 sostiene il New Deal perché credeva che l'economia americana stesse crollando e che qualcosa dovesse essere fatto a ogni costo. Egli, come il suo amico e sodale H.P. Lovecraft, era più di un "reazionario". Non amava certo i suoi tempi ma non viaggiava in avanti con il collo torto all’indietro. Non gli piaceva l’interventismo statale sul mercato ma pensava, sulla scorta di padre O’Caughlin, che il potere dovesse risiedere nel popolo e non in potentati finanziari e politici lontani e astratti. Era uno dei tanti populisti che incrociavano in quegli anni gli stati del sud degli Usa. Avvertiva come altri che si stava procedendo verso un dirupo e che un uomo, da solo, avrebbe potuto risollevare le sorti di un’intera civiltà: così Conan, così Salomon Kane e così il protagonista di questo breve racconto da lungo tempo introvabile.
L'ultimo uomo bianco è l’ultimo dei sopravvissuti di una civiltà ormai scomparsa, quella che Howard chiama la civiltà bianca. “Che grandezza aveva raggiunto la sua gente, prima che lussuria, indolenza e piaceri ne consumassero lentamente i nervi, sino a ridurla a un ammasso di degenerati”. Nel momento in cui la debolezza ha preso il sopravvento e ne ha minato la vitalità le sorti del mondo sono passate nelle mani di popoli più giovani e forti. “I primi segni - scrive Howard - si erano visti nello sport, soprattutto nell’atletica. Nelle competizioni decisive, i campioni dei bianchi vincevano sempre più di rado, quelli di altre razze conquistavano premi su premi”. “Per l’Africa intera - continua lo scrittore americano - dilagarono insurrezioni e rivolte. I neri spinsero verso nord i popoli arabi, sicché europei e arabi si massacrarono a vicenda, finché da Città del Capo a Tangeri e da Kimberly a Suez i dominatori furono soltanto loro, uomini scuri. Al primo assalto Spagna, Portogallo, Italia, i Balcani furono sopraffatti. Le avanguardie di quest’armata oceanica si abbatterono sull’Europa con la furia di un maremoto”. Per Howard, di tutti i bianchi, ne sopravvisse uno, colui che nelle pagine di questo racconto tiene in apprensione il lettore per le sue sorti. Una visione razziale, quella di Howard, condizionata dal socialdarwinismo imperante, allora, proprio Oltreoceano e meno in Europa, ma che malgrado questa sua impostazione non manca di cogliere nel segno alcuni sintomi della crisi dell’Europa. Anche senza individuarne la cause che sono le stesse che sono all'origine del socialdarwinsmo. Ma d’altronde chi è riuscito a scoprirle?
Simone Paliaga

NOVITA’.
Robert Erwin Howard.
L’ultimo Bianco.
Pp. 20, più illustrazioni. Collana: il Cavallo alato, n. 18.
Edizioni di Ar, 2013. Euro 6,00

lunedì 17 giugno 2013

Mazzola e Giralucci: uccisi da una componente BR per "passare il Rubicone"

MAZZOLA GIRALUCCI

Il 17 giugno 1974 nella sede del Msi aveva luogo la duplice esecuzione dei militanti Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Un'esecuzione a freddo ad opera di un commando delle Brigate Rosse commesso apparentemente senza ragione.
Se leggiamo altrimenti quel duplice omicidio scopriamo che fu il frutto di un golpe interno alle BR da parte di chi intendeva spingerle sulla via del sangue e della tensione in contrasto con i suoi fondatori.
A maggio i golpisti interni avevano votato per l'eliminazione del giudice Mario Sossi, ma i leader storici, Curcio e Franceschini, avevano vinto il braccio di ferro e lo avevano rilasciato il 23 dopo poco più di un mese di prigionia. Cinque giorni dopo, il 28, l'ala golpista interna delle BR aveva allora proceduto all'innalzamento della tensione mediante la strage di piazza della Loggia a Brescia.
Il ministro dell'interno di allora, il partigiano Taviani, capo operativo della Gladio, aveva però immediatamente impedito alla Questura di proseguire le indagini nella giusta direzione; una serie di depistaggi contro i fascisti, opera dei carabinieri, avrebbe subito disinnescato politicamente l'effetto voluto dagli esecutori della strage di Brescia.
Uccidere qualche fascista – cosa ben più confessabile di una strage in un comizio sindacale - avrebbe però conseguito il risultato del “passaggio del Rubicone” per la lotta armata rossa; nessuno poteva infatti biasimare l'assassinio di un paio di fascisti che non avevano alcun diritto di vivere secondo la sindrome dell'ideologia dell'odio proprio agli individui inferiori.
Sicché, silenziata Brescia, Padova avrebbe inchiodato i vertici, costretti ad accettare il fatto compiuto e a familiarizzarsi con azioni meno romantiche e più cruente.
Così, senza che potessero immaginarne la ragione, Giralucci e Mazzola vennero letteralmente abbattuti per consentire una svolta nelle BR contro i suoi vertici.
Vertici che di lì a poco (l'8 settembre a Pinerolo) sarebbero stati catturati e neutralizzati dai carabinieri del nucleo speciale di Dalla Chiesa, costituitosi proprio durante il sequestro Sossi.
Mario Moretti, il luogotenente dei registi del golpe interno, sarebbe stato avvertito telefonicamente da un carabiniere e non si sarebbe recato all'appuntamento con gli altri dirigenti delle BR.
Così si ritrovò tutto in mano e lo gestì come meglio garbava ai suoi superiori e a quegli alleati strani cui non aveva detto di no (il Mossad e i suoi amici tra carabinieri e in cerchie non molto trasparenti di "intellettuali" e "musicisti").
Si moriva anche così e per queste ragioni.
C'era gente allora così depravata e amorale che poteva commettere azioni di questo tipo e di questa portata.
C'è di nuovo e ha ripreso pienamente il potere.
Anche per questo non dobbiamo dimenticare nulla e nessuno.


Non solo il cuore in quel duplice Presente!

Da http://www.noreporter.org

mazzola-giralucci

Concerto del Ventennale della Compagnia dell’Anello

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