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mercoledì 17 marzo 2010

PERCHE' I MEGA-RICCHI STANNO DISTRUGGENDO IL PIANETA


 PERCHE' I MEGA-RICCHI STANNO DISTRUGGENDO IL PIANETA
 Post n°22 pubblicato il 17 Marzo 2010 da associazione.ignis
 http://blog.libero.it/Culturanazionale

             Se decido di scavare nei miei ricordi di studente di storia che vanno dall'impero romano ai nostri giorni mi pare di ricordare che un impero succedeva al precedente, quando il precedente era divenuto "vecchio"e decadente ed il "nuovo" si affermava in base al principio che aveva qualcosa di nuovo o di più "moderno" da dire e da proporre.
 Non ricordo un sistema o un impero che succedesse al precedente col fermo proposito di fare un passo indietro o un ritorno al passato: i conservatori sono stati sempre battuti dai progressisti.
 Su questo ragionamento che mi passa per la testa baso la mia convinzione che la catastrofe annunciata nel libro che ho appena finito di leggere ( Hervé Kempf – Perchè i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta – Garzanti, 2009 ) sia inevitabile. E' inevitabile perché i popoli e i governi che li guidano non sono minimamente disposti a fare un passo indietro, a rivedere i loro modelli di sviluppo basati sul progresso indefinito e sui consumi illimitati.
 Quando leggo che governi e istituti di statistica dei paesi cosiddetti emergenti si rincorrono a suon di percentuali di crescita, di numero di veicoli immatricolati, di aumenti complessivi di consumi, senza dare la minima importanza a fenomeni atmosferici catastrofici come tre mesi continui di pioggia battente in grandi capitali come San Paolo e disastri di questo genere (per non parlare dei terremoti che oltre a spostare città alterano l'asse terrestre), credo proprio che la catastrofe annunciata sia prossima, anzi è già in corso.
 Provate però ad interrogare l'uomo della strada di Città del Messico o di Seul o di Mosca e vi risponderà che anche lui ha diritto, come l'uomo di Londra e di New-York alla sua autovettura, alla sua coca-cola, alla sua birra e... alla sua dose di cocaina da usare i sabato sera nelle nottate di sballo collettivo. Come vedete siamo alla frutta: una intera umanità sotto il giogo di un modello economico globalizzato che sta portando alla catastrofe.
 Qualcuno, per esempio gli ecologisti o i socialisti che in altri tempi predicavano la giustizia sociale e la distribuzione equa della ricchezza, sarà in grado non solo di frenare questo modello ma di cambiarlo? Non fatemi ridere!
 Lasciate stare i governi, guidati dai vari Obama, Lula, Putin, Berlusconi coi loro rispettivi bagagli di buone intenzioni e di tante promesse: ma chi butta giù dai loro scranni di potere i veri padroni del mondo, seduti nei grandi e luccicanti palazzi dove si decide il valore di una moneta o le quotazioni di borsa e gli scambi finanziari e che sono i grandi responsabili dello sfruttamento delle risorse della terra e dell'ingiustizia sociale? Chi sarà in grado – questo si che sarebbe un passo indietro in senso politico e un grande passo in avanti in senso sociale ed ecologico nella coniugazione auspicata dall'autore del libro – di restituire potere e sovranità ai popoli e alle nazioni?
 Io non lo vedo nè oggi e nè farsi largo all'orizzonte, nè tra gli ambientalisti e nemmeno tra i socialisti: di conseguenza, la catastrofe annunciata sarà una catastrofe reale. E a dire il vero tutto ciò, magra consolazione, combina con tutte le profezie antiche e moderne.
 D'altra parte, dov'è scritto e dov'è stabilito che la razza umana debba vivere in eterno? Potrebbe vivere se avesse almeno il buon senso di organizzarsi in una forma di vita onesta e rispettosa dell'ambiente, ma se tutti i suoi comportamenti ed azioni vanno in direzione totalmente opposta al buon senso, per non dire al resto, per quale ragione deve sopravvivere, me lo sapete dire?
 Faccio un solo esempio: da oltre quarant'anni, un piccolo popolo che si considera predestinato da Dio seguace di un libro fra i più pubblicati al mondo, tortura ed opprime al fine di distruggerlo il legittimo proprietario di un piccolo territorio, e questo avviene tra l'indifferenza dei cosiddetti "grandi" della terra e dell'ONU pomposamente ritenuta l'assise più rappresentativa del pianeta.
 Di fronte ad una così palese ed eclatante ingiustizia, cosa volete che facciano gli altri? Dovrebbero reagire invece di recitare il rosario, ma poichè recitano il rosario e non reagiscono, il destino della razza umana è ormai segnato. Infatti, l'avete capito o no che la globalizzazione è stata inventata solo per asservire i popoli e non per liberarli da antiche e nuove barriere?
 Ho fatto un esempio, tra i tanti che si potrebbero fare. Il caso della Grecia: scioperi e cortei non servono più a nulla, sono strumenti del passato, come non serve andare in giro per il mondo con il cappello in mano. Il parlamento ellenico deve emettere un decreto composto da un solo articolo: NON PAGHIAMO I DEBITI, RITORNIAMO ALLA SOVRANITA' MONETARIA E CHE I VARI SOROS E COMPAGNIA VADANO ALL'INFERNO!
 Voglio dire, parafrasando l'autore del libro, che problemi come quello palestinese o greco, non vanno più lasciati unicamente alla sfera politica ma vanno integrati come problemi ambientali, geografici, nel senso che comportamenti come quelli dei sionisti o del capitalismo finanziario non fanno più solo danni politici, ma ambientali e quindi vanno classificati come armi di distruzione di massa, peggiori dell'arma atomica perché provocheranno la distruzione dell'umanità.
 "La sinistra, – scrive Kempf a pag. 42 – ossia quelli per cui la questione sociale – la giustizia – resta al primo posto. Vestita con quel che resta del marxismo, ripete incessantemente le parole d'ordine del XIX secolo, in cui s'inabissa nel "realismo" del "liberismo moderato". Così, l'emergenza sociale – segnata dall'aumento dell'ingiustizia e dalla dissoluzione dei legami di solidarietà sia privati che collettivi – che sembra ricoprire l'emergenza ecologica, serve de facto a eliminare quest'ultima dal campo."
 Alla sinistra, perciò, non resta da fare altro che un passo indietro nel tempo e nella storia, ripescare negli ideali di una sinistra nazionale libera dalle ideologie del materialismo storico e dall'utopia marxista, ma forte della saggezza popolare che nei momenti più cruciali della storia le fornì l'impeto giusto, il coraggio di reagire di fronte ai grandi soprusi e alle grandi violenze dei potentati economici.
 L'autore del libro aggiunge: "Ci si imbatte dunque in ecologisti naif – l'ecologia senza il sociale - , una sinistra incollata al 1936 o al 1981 – il sociale senza l'ecologia, e in capitalisti soddisfatti: "Discutete, brava gente, e soprattutto continuate a pensarla diversamente".
  Noi, sembrano dire, siamo più bravi di voi, siamo i migliori e continueremo regolarmente a mettervelo in quel posto... mentre voi continuate a discutere e a sfilare nei cortei.
 E' ora quindi che la sinistra ritrovi la sua vera unitaria anima nazionale e guerriera ed anche se la guerra non dovesse vincerla e la catastrofe non potesse evitarla, almeno potrebbe dire di avere combattuto con dignità e ove necessario di essere caduta sul campo con l'onore delle armi.
 Il libro va letto e meditato con calma: ma è bene far precedere la lettura da una buona camomilla perché le molte e documentate informazioni accompagnate da opportuni commenti  critici potrebbero farvi imbestialire e farvi venire pericolosi istinti aggressivi...  Buona lettura!

lunedì 15 marzo 2010

La ripresa non si sente ma per i soliti noti la festa non è mai finita


La ripresa non si sente ma per i soliti noti la festa non è mai finita
di Massimo Fini - 14/03/2010


Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]






Si sente molto disagio in giro, scoramento e anche rabbia, ascoltando i discorsi nei bar, nelle pizzerie o parlando con i negozianti. Ciò che ha colpito di più la gente in questa nuova mandata di scandali non è tanto la corruzione in sè, ma il fatto che i suoi protagonisti, ricchi signori, non bisognosi di nulla, piazzavano figli e nipoti in impieghi remunerativi mentre i loro fanno una fatica boia a trovarne uno a bassissimo reddito, o non ce l'hanno o l'hanno perduto.
Questo è il caso del figlio del mio cartolaio, una piccola cartoleria di quartiere. Questi commercianti, marito e moglie, gente modesta che ha lavorato una vita, che ha fatto sacrifici per mantenere i figli, un maschio e una femmina, agli studi, per farli laureare, erano particolarmente orgogliosi di quel loro ragazzo che insegnava matematica, una materia in cui non si può bleffare. Da sette anni alla Statale di Milano, prima come dottorando di ricerca, poi come "assegnista", sostituendo in tutto e per tutto il titolare di cattedra, in perenne giro per il mondo per convegni, facendo lezione, esami, laboratori. Adesso, in virtù della combinazione della legge Gelmini e della stretta della Finanziaria, finiti i quattro anni da "assegnista", si trova a spasso. "In università lo stimano" mi dice il cartolaio" e del resto conosco mio figlio e so che ha lavorato con scrupolo e diligenza. Peraltro i suoi studenti gli hanno dato un voto altissimo, ma non c'è possibilità legale di trovargli un posto all'interno dell'università. Sette anni buttati via. Lui adesso se la cava dando lezioni private, ma è molto depresso e temo per la sua salute. Oltretutto queste categorie non hanno cassa integrazione né alcun tipo di ammortizzatore sociale. Io sono furibondo e temo di commettere uno sproposito".
Meno sensibile è invece la gente alla corruzione. Non percepisce esattamente che anch'essa ricade sulla sua testa. La prima Tangentopoli, secondo i calcoli del professor Cazzola, costò 630mila miliardi alla collettività, un quarto del debito pubblico. Se non ci fosse stata forse non esisterebbe, almeno nei termini drammatici che conosciamo, il problema delle pensioni, e forse il figlio del mio cartolaio avrebbe il posto che gli spetta.
I Telegiornali dicono che c'è la ripresa economica. Ma intanto i disoccupati aumentano. E allora ci si chiede, e se lo chiede anche il mio cartolaio, di che ripresa si tratti e se, per caso, l'economia sia ancora al servizio della popolazione o non sia la popolazione al suo servizio.
Proprio davanti a casa mia è stato raso al suolo un bosco, che era sorto spontaneamente sul terreno delle ex Varesine. Ci costruiranno la "città della moda", con tre grattacieli alti fra i trenta e i trentacinque piani e altre cementificazioni. Ma intanto il sindaco Moratti, dopo aver distrutto uno dei pochi polmoni verdi della città, ci obbliga, per motivi economici, ad andare a piedi la domenica, la sola giornata in cui potremmo utilizzare l'automobile per i nostri svaghi.
Entro in un famoso ristorante molto trendy di Milano e ascolto i discorsi ai vari tavoli. "Domani parto per New York, poi mi sposto a Chicago, quindi torno a Milano ma facendo una capatina in Thailandia". E allora ti rendi conto che forse la ripresa c'è, ma per i soliti noti, gente che se gli chiedi che cosa fa nella vita risponde come il personaggio di Moretti: «Faccio cose, vedo gente». E mi chiedo fino a quando il cartolaio, o suo figlio, continueranno a subire.


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Zeus News - Il giornalista automatico

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domenica 14 marzo 2010

Il Giornale - Ha inventato la macchina che vede i tumori: lo accusano di stregoneria -


articolo di domenica 14 marzo 2010

Ha inventato la macchina che vede

I tumori: lo accusano di stregoneria


 

Clarbruno Vedruccio costruisce una sonda contro le mine antiuomo e scopre che interagisce col suo corpo. "Merito di un panino ingurgitato in treno e della gastrite"

Un tubo lungo 30 centimetri che permette di scoprire i tumori non appena cominciano a formarsi. Una sonda elettromagnetica che vede qualsiasi infiammazione dei tessuti. Un esame che dura appena 2-3 minuti, non è invasivo, non provoca dolore o disagi al paziente, e fornisce immediatamente la risposta. Un test innocuo, ripetibile all'infinito e senza togliersi i vestiti, che ha una precisione diagnostica come minimo del 70% ma, se eseguito da mani esperte, può arrivare anche al 100% di attendibilità. Uno strumento rivoluzionario, poco ingombrante, portatile, che si può usare ovunque e che non necessita di mezzi di contrasto radioattivi, lastre fotografiche o altro materiale di consumo. Un'apparecchiatura che si compra, anzi si comprava, con 43.000 euro più Iva, contro i 3-4 milioni di euro di una macchina per la risonanza magnetica, i 2 milioni di una Pet e il milione e mezzo di una Tac, tutt'e tre con costi di gestione elevatissimi.

Allora chi e perché ha paura del bioscanner, nome commerciale Trimprob? Non certo i potenziali pazienti, che potrebbero individuare per tempo la malattia. Non certo il ministero della Salute, che lo ha inserito nel repertorio dei dispositivi medici del Servizio sanitario nazionale. Non certo il professor Umberto Veronesi, che lo ha sperimentato nel suo Istituto europeo di oncologia di Milano e ne ha decantato la validità. Eppure la Galileo Avionica, società del colosso Finmeccanica, ha annunciato la chiusura della Trim Probe Spa, l'azienda che lo produceva e lo commercializzava, messa in liquidazione in quanto ritenuta non più strategica nell'ambito di un gruppo internazionale specializzato nei mezzi di difesa militare.

Questa è l'infelice historia di un cavaliere d'altri tempi, il professor Clarbruno Vedruccio, 54 anni, l'inventore del bioscanner, laureato in fisica e in ingegneria elettronica negli Stati Uniti, già collaboratore dell'Istituto di fisica dell'atmosfera del Cnr a Bologna e docente di metodologia della ricerca all'Università di Urbino, che nei tempi presenti avrebbe meritato i premi Nobel per la fisica e la medicina fusi insieme, se solo il mondo girasse per il verso giusto, e invece è costretto a prosciugare il conto in banca per tutelare la sua creatura.

Vedruccio è arrivato al bioscanner per puro caso, mentre stava fornendo tecnologia militare avanzata ad alcuni reparti d'élite delle nostre forze armate. Pur di non lasciarsi sfuggire un simile cervello, nel 2004 i vertici della Marina hanno rispolverato la legge Marconi del 1932, così detta perché fu creata su misura per Guglielmo Marconi, l'inventore della radio, che minacciava di passare armi e bagagli agli inglesi. Arruolato «per meriti speciali» nella riserva selezionata, con decreto del presidente della Repubblica, l'Archimede Pitagorico è diventato capitano di fregata ed è stato assegnato all'ufficio studi del Comando subacquei e incursori alla Spezia. Ha anche partecipato con l'Onu alla missione di pace Leonte in Libano, dove s'è guadagnato un encomio.

Quando nel 2004 una serie di fenomeni impressionanti - elettrodomestici che prendevano fuoco, vetri delle auto che esplodevano, bussole che impazzivano, cancelli automatici che si aprivano da soli - sconvolse la vita di Caronia, nel Messinese, la Protezione civile chiamò Vedruccio per trovare il bandolo della matassa. Lo studioso accertò che il paesino dei Nebrodi veniva colpito da fasci di radiazioni elettromagnetiche con particolari caratteristiche. Se oggi gli chiedi chi fosse a emetterle, si limita a tre parole: «Non posso rispondere». L'inventore abita con la moglie Carla Ricci, sua assistente, a pochi chilometri dal radiotelescopio Croce del Nord di Medicina (Bologna). Quando si dice il caso.

Nome insolito, Clarbruno.

«Viene dalla fusione di Clara e Brunello, i miei genitori».

Lei è un fisico. Perché ha accettato di diventare ufficiale di Marina?

«Non sono né guerrafondaio, né pacifista. Ma se la guerra si deve fare, si fa. Diciamo che la vita militare è la normalità, nella nostra famiglia. Sono nato a Ruffano, provincia di Lecce. Mio nonno materno, Ettore Giaccari, disperso in mare nel 1941, era il capo motorista dell'incrociatore Fiume, affondato dagli inglesi nella battaglia di Capo Matapan. Mio padre comandava la brigata costiera della Guardia di finanza. Sono cresciuto tra la caserma e il faro di Torre Canne. Nel gennaio 1958 precipitò in Adriatico un aereo F86 e papà si gettò a nuoto nelle acque gelide per salvare il pilota. Lo riportò a riva: purtroppo era già morto. Io passai l'infanzia fra i rottami di quel caccia militare. Ricordo ancora la carlinga, i comandi, la sala radio. Il mio amore per l'elettronica è nato lì».

E il bioscanner com'è nato?

«Nel 1985 collaboravo col battaglione San Marco. Mi fu chiesto se ero in grado di mettere a punto una tecnologia per intercettare i pescatori di frodo che di notte approdavano sull'isola di Pedagna, zona militare al largo di Brindisi. Le telecamere non potevano essere installate per la troppa salsedine e le frequenti mareggiate. Stavo lavorando a una specie di radar antiuomo, come quelli che gli americani usavano in Vietnam, quando mi accorsi che alcune bande di frequenza in Uhf, fra i 350 e i 500 megahertz, quindi al di sotto dei canali televisivi, interagivano bene con i tessuti biologici delle persone».

In che modo se ne accorse?

«Volevo sperimentare la possibilità di usare l'elettromagnetismo anche per rintracciare le mine antiuomo sepolte nel terreno: il rilevatore registrava qualsiasi discontinuità nella compattezza della sabbia fino a 20 centimetri di profondità. Mentre ero nel mio laboratorio, notai che sugli analizzatori di spettro una delle tre righe spettrali spariva completamente ogniqualvolta mi avvicinavo al banco di prova. Strano. Quel giorno avevo ingurgitato un panino col salame in treno ed ero in preda a una gastrite terribile. Mi si accese una lampadina in testa. Chiamai Enrico Castagnoli, ex radarista della Marina, mio vicino di casa, e gli chiesi come si sentisse in salute. "Benone", mi rispose. Ripetei la prova su di lui: nessuna variazione di spettro. La conferma che cercavo».

Cioè?

«Allora non potevo saperlo. Ma avevo appena provato in vivo ciò che gli scienziati Hugo Fricke e Sterne Morse intuirono e descrissero nel 1926 su Cancer Research e cioè che i tessuti sani hanno una capacità elettrica più bassa, quelli infiammati più elevata, quelli oncologici ancora maggiore. In pratica il mio bioscanner consente di fare una specie di biopsia elettromagnetica, quindi incruenta, dei tessuti biologici, grazie a tre frequenze in banda Uhf, intorno ai 460, ai 920 e ai 1350 megahertz. In particolare, il segnale sulla prima frequenza interagisce con le formazioni tumorali maligne, evidenziando un abbassamento della riga spettrale».

E individua qualsiasi tipo di cancro?

«A eccezione delle leucemie. Ma i tumori solidi su cui abbiamo indagato li ha letti tutti. Ho visto alcuni carcinomi del seno con due anni d'anticipo sull'ecografia e sulla mammografia».

Chi è stato il primo paziente a sottoporsi all'esame?

«Un fisico britannico che era venuto all'Università di Urbino per un congresso. Gli ho scoperto un tumore alla prostata. Nei giorni successivi gli studenti di medicina, farmacia e veterinaria facevano la fila per sottoporsi all'esame e lo stesso i miei colleghi docenti. Io insegnavo a loro e loro a me. Nel 2006 ho portato la macchina in Libano durante la missione Leonte. È stato un altro screening di massa».

Ma chi garantisce che il test non faccia male e sia affidabile?

«Il bioscanner ha l'omologazione dell'Istituto superiore di sanità, che ne ha attestato la non nocività. Per ogni organo occorre poi una procedura di validazione presso enti accreditati dal ministero della Salute. Per le ovaie la sperimentazione avviata dall'Istituto nazionale dei tumori di Milano ha dimostrato un indice di sensibilità del 91%, il che è particolarmente confortante, trattandosi di una neoplasia che non dà sintomi e in genere viene scoperta quando vi sono già le metastasi. Nello stesso istituto sono stati testati i tumori del retto: siamo sull'89% di attendibilità. Le prove per la tiroide e lo stomaco-duodeno, eseguite nelle Università di Catanzaro e Genova e nell'ospedale maggiore della Marina militare a Taranto, si sono rivelate esatte al 90% e in due casi al 100%. I tumori della vescica, testati all'ospedale Vito Fazi di Lecce, hanno restituito un dato sicuro nell'89,5% dei casi. Per la prostata e il seno siamo al 72%».

Il margine d'errore a che cos'è dovuto?

«All'imperizia di chi esegue l'esame e alla fallibilità di tutti i sistemi diagnostici. Non dimentichiamo che anche un ecografo può sbagliare nel 45% dei casi: tanto varrebbe buttare in aria una monetina e fare a testa o croce. Da uno studio pubblicato sulla rivista Urology nel 2008, e relativo alla diagnostica della prostata, risulta che il bioscanner ha offerto un'accuratezza del 72% contro il 55% di un'ecografia transrettale, tanto invasiva quanto fastidiosa».

Gli amici si rivolgeranno a lei al minimo acciacco.

«Li dirotto verso gli ospedali. È troppo pesante scoprire che una persona ha un tumore e doverglielo dire all'istante. Se il Trimprob fosse dato in dotazione ai medici di base, si risparmierebbero miliardi di euro spesi per accertamenti diagnostici spesso inutili. Purtroppo è presente solo in 50 ospedali sui circa 2.000 esistenti in Italia».

E all'estero?

«Si trova in Giappone, Brasile, Malesia, Turchia, Iran, Regno Unito, Francia, Belgio. Ma da due anni la Galileo Avionica ha smesso di produrlo e io mi ritrovo a pagare le spese per il mantenimento del brevetto internazionale dalla Cina al Sudafrica, dall'India al Canada. Si tratta di costi largamente superiori al mio stipendio».

E dire che la Galileo Avionica era andata ad analizzare col bioscanner persino la prostata di Beppe Grillo...

«Credo che il Trimprob sia stato testato anche su Umberto Bossi, che ne ha parlato benissimo a Silvio Berlusconi».

Attrezzo bipartisan. «A questo punto come si fa a dire che l'esposizione ai campi elettromagnetici non ha effetti sulle persone?», s'è chiesto Grillo nel suo blog.

«Il Trimprob utilizza una potenza 100 volte inferiore a quella dei cellulari: 10 milliwatt contro 2 watt. Però bisogna essere onesti: l'industria non ha alcun interesse a divulgare le indagini che invitano ad applicare il principio di precauzione all'elettromagnetismo».

Non mi aveva detto che la non nocività del bioscanner è certificata?

«È così. L'esame dura poco o niente, non vi è un'esposizione cronica, e la frequenza ha uno spettro di assorbimento selettivo sui tessuti infiammati, non su quelli sani».

E i collegamenti wireless sono sicuri?

«Da elettromagnetista ho sviluppato una particolare sensibilizzazione ai campi elettromagnetici anche deboli. Mi sono accorto che il mio vicino di casa aveva cambiato il modem per collegarsi a Internet perché ho cominciato a dormire male. Ho acceso l'analizzatore di spettro e ho visto che aveva installato una rete wi-fi. Gli ho chiesto di spegnerla almeno di notte e sono tornato a dormire bene».

Il Trimprob rischia di rendere superfluo il lavoro dei radiologi?

«No. La diagnostica per immagini resta lo standard. Il bioscanner aiuta, dà il primo allarme. Per esempio, gli urologi che lo impiegano hanno ridotto di molto la prescrizione di biopsie».

Però manda in pensione le mammografie per prevenire il tumore al seno.

«Se vuole condannarmi a morte, scriva così».

Insomma, a quali specialisti dà fastidio?

«A tutti quello che non lo usano».

Qualcuno l'ha ostacolata?

«Durante un vertice all'Istituto superiore di sanità, al quale ero stato accreditato dall'Ieo del professor Veronesi, uno dei presenti mi ha detto: "Cos'è? Stregoneria?". Gli ho obiettato che un'industria che produce cacciabombardieri difficilmente spreca tempo in riti vudù. Il bioscanner è la macchina del futuro. Ma capisco che sarebbe stato come parlare dei telefonini nel 1700».

Com'è possibile che l'Italia non riesca a sfruttare l'invenzione di un italiano?

«Vuol sapere una cosa? Sono un capitano di fregata precario. In Marina ho lavorato solo sei mesi l'anno, agli inizi senza stipendio. E dal 2 luglio sarò congedato perché compio 55 anni, che è l'età limite per far parte come ufficiale delle forze di completamento. Eppure questo è il periodo più fertile della mia vita di inventore: due brevetti depositati, fra cui un'antenna tattica omnidirezionale per collegamenti satellitari utilizzata dal contingente italiano in Afghanistan, e altri quattro già pronti».

Si sarà pentito di non essere rimasto negli Stati Uniti.

«A fuggire si fa presto. Rimanere a combattere in Italia, quello sì è da soldati».


 

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it


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CHI E' PIU' INETTO ?


 CHI E' PIU' INETTO ?


Siamo proprio messi male con un capo del governo che è un mariuolo, piduista, amico dei mafiosi, che ha più reati in giudizio che capelli in testa e che bada solamente ai suoi affari personali ed a  stare fuori di galera infiaschiandosene dell'Italia e degli italiani ed una opposizione che è incapace di fare niente che sia più di una chiacchiera velleitaria!

Abbiamo sentito i discorsi dei Bersani dei Di Pietro e dei Ferrero alla manifestazione del 13 Marzo e di nuovo abbiamo ascoltato bestialità e paragoni cretini ed antistorici.
Hanno criticato Berlusconi perché sta dando più potere al padronato, perché rende sempre più precario il posto di lavoro di giovani ed anziani, perché vuole diminuire l'età scolare dell'obbligo, perché ha in progetto di abolire i contratti nazionali di lavoro e per questo gli danno del Fascista e lo paragonano al Duce..
Come sempre a sinistra sono  disinformati ed in malafede e  mentono sapendo di mentire!

Si dimenticano infatti di dire che Benito Mussolini ed il Fascismo hanno dato ai contratti nazionali di lavoro dei lavoratori la forza e la dignità di Legge dello Stato ( cosa che oggi non hanno), che hanno elevato l'età scolare da 9 a 14 anni, che hanno stabilito l'apprendistato, il libretto di lavoro, le pensioni, la mutua, gli assegni famigliari, il dopolavoro, l'orario di lavoro di 8 ore ed il "sabato fascista", la tutela del lavoro delle donne, la carta del lavoro, le case popolari, l'INAIL e da ultimo l'apoteosi sociale della Socializzazione ..!!!
Il tutto a favore dei lavoratori e contro il padronato !!
E' quindi evidente che ogni paragone tra Berlusconi ed il DUCE è non solo grottescamente falso, ma in assoluta malafede il che conferma una volta di più il cinico ed amorale insegnamento mai dimenticato di Lenin:" Una menzogna in bocca ad un comunista è una verità rivoluzionaria"..

Invece di sparare fesserie, la sinistra dovrebbe fare un bel esame di coscienza in quanto da 65 anni promette ai lavoratori di fare i loro interessi ed il risultato finale è solamente un mare di chiacchiere in cui sono annegati tutti i sogni e persino i diritti acquisiti dei lavoratori se è vero, come è vero, che oggi i padroni contano più di prima, che il potere di acquisto dei salari e delle pensioni è diminuito anziché aumentare mentre invece è aumentato il livello degli utili dei padroni, che la sicurezza sul lavoro è una utopia dato l'elevato numero di morti bianche che si verificano ogni anno nelle fabbriche e nei cantieri, che il lavoro nero è diventato una piaga che si estende ogni giorno di più, che il precariato è quasi diventato la regola anziché essere una eccezione, che insomma tutte le promesse fatte ai lavoratori sono state tradite per inettitudine, collusione, malafede e cinismo ..!!!
Azzeccagarbugli, acchiappafarfalle e rivoluzionari da bar dello sport, questo sono questi magliari della sinistra italiana !
Altro che partito dei lavoratori.!


Alessandro Mezzano


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venerdì 12 marzo 2010

Un libro per educare i vostri figli al disprezzo della democrazia


Da richiedere a progettosociale1@libero.it





Nicola Cospito: Perchè non sono democratico
Prefazione di Rutilio Sermonti




Un libro per gli spiriti ribelli
Un libro per rompere gli schemi e andare all'attacco
Un libro per scandalizzare e spaventare i borghesi e i liberali
Un libro per educare i vostri figli al disprezzo deila democrazia




I CONTENUTI:
Prefazione………………………………………………………………………….
Introduzione………………………………………………………………………..
La democrazia: una guerra di tutti contro tutti………………………………
La democrazia come violenza………………………………………………….
La democrazia come dogma……………………………………………………
La maggioranza come tirannia del numero e dominio della mediocrità..
La libertà di opinione come illusione………………………………………….
Democrazia e clientelismo……………………………………………………….
I sistemi elettorali truccati………………………………………………………..
La tendenza congenita alla truffa……………………………………………….
Un sistema fondato sulla passività o sulla partecipazione ?.....................
Democrazia e indole degli italiani……………………………………………….
La democrazia come diseducazione……………………………………………
La democrazia come sistema degli sprechi e dei privilegi…………………
La democrazia come "infezione dello spirito"………………………………..
Democrazia liberale e società capitalista: individuo, libertà, proprietà…..
L'alternativa alla democrazia………………………………………………………


Antologia


La tirannia della plebaglia………………………………………………………….
Il male viene dalla democrazia…………………………………………………….
La democrazia e il governo del numero…………………………………………
Socrate condannato a morte dalla democrazia………………………………..
"Parla un inglese"……………………………………………………………………
La ribellione del poeta………………………………………………………………
La democrazia nell'arte…………………………………………………………….
Contro il popolo e la nazione………………………………………………………
Del Superiore e dell'inferiore………………………………………………………
Governo di tutti, governo di nessuno…………………………………………….
I servi della democrazia…………………………………………………………….
 Per la rivolta antidemocratica………………………………………………………
Mussolini contro il mito di Demos…………………………………………………


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giovedì 11 marzo 2010

Il grande Gioco in Asia Centrale


Il grande Gioco in Asia Centrale
di Marco Luigi Cimminella - 09/03/2010


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  Con la vittoria del filo-russo Janukovic alle elezioni presidenziali ucraine, svoltesi lo scorso mese, Mosca ha ritrovato un probabile alleato nello scontro energetico ingaggiato dalle grandi potenze in Asia centrale e meridionale. Il petrolio vicino-orientale non basta a soddisfare il fabbisogno di idrocarburi di Europa e Stati Uniti, che spinti alla ricerca di nuovi canali di approvvigionamento, hanno finito per posare gli occhi sulle riserve caspiche e caucasiche. L'estrazione e l'esportazione di queste risorse sono da tempo sottoposte al rigido monopolio del colosso russo Gazprom che, con una serie di condutture che attraversano il territorio ucraino, rifornisce i mercati occidentali.

Nel tentativo di contrastare questo chiaro "leverage" della politica estera russa, Washington, di concerto con alcuni paesi europei, ha approntato alcuni importanti progetti. Pensiamo al gasdotto Nabucco (il tragitto nella foto) o all'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che permettono agli idrocarburi asiatici di viaggiare in direzione ovest scavalcando la Russia a sud. Allo stesso modo deve essere analizzato il proposito di costruire delle condutture che, attraversando le acque del Mar Nero e collegando Supsa, in Georgia, con Odessa, in Ucraina, permetta agli idrocarburi azerbaigiani, turkmeni e kazaki di raggiungere l'Europa, senza passare per il territorio di Mosca. Inizialmente il Cremlino aveva potuto ostacolare questo progetto grazie alla collaborazione del governo ucraino, con a capo il filo-russo Kucma. In seguito alla rivoluzione arancione che si era ultimata, nel 2004, con la nomina a presidente del liberale Jušcenko, l'Ucraina si era mostrata favorevole ad aderire al disegno occidentale, manifestando chiare intenzioni di entrare a far parte della Nato e attirandosi così le dure critiche della classe dirigente russa. Nel febbraio scorso, Janukovic ha riportato, in seguito ad elezioni contestate dalla rivale Timošenko, un'importante vittoria che potrebbe cambiare gli assetti degli schieramenti impegnati in quella frenetica competizione, tesa all'accaparramento delle risorse energetiche, conosciuta come il Grande Gioco del XXI secolo.

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