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sabato 6 marzo 2010

La decrescita per tornare barbari? Ma mi faccia il piacere…

 
 

La decrescita per tornare barbari? Ma mi faccia il piacere…

di Giovanni Nocella - 05/03/2010

 
 

Fonte: Movimento per la Decrescita Felice [scheda fonte]

 
 

 
 

In riferimento all'articolo di Carlo Lottieri apparso il 14 febbraio su Il Giornale dal titolo "Una decrescita serena in stile Latouche? Sì, per tornare barbari…" e commentato sul sito CONFLITTI E STRATEGIE da Mario Pozzato ho ritenuto opportuno inserire un mio post in calce a quest'ultimo a difesa della "decrescita felice". Nel primo articolo, in particolare, più che di una critica  alquanto severa e a nostro giudizio ingiusta alla "decrescita" siamo in presenza di una disperata difesa di  teorie ispirate al più classico liberismo economico di cui Lottieri, se non erro, è profondo sostenitore, con affermazioni a tutela delle"libertà capitalistiche" e del libero mercato. Il continuo e crescente "linciaggio" cui sono sottoposti libri e interviste di chi teorizza di decrescita comincia da un lato ad essere segno che i movimenti che si ispirano alla decrescita cominciano ad infastidire perché in contrasto con il pensiero dominante, dall'altro rappresenta un'occasione per parlare positivamente di decrescita anche sui media istituzionalmente ostili. Spero che in questo caso il mio commento sia stato abbastanza corretto. Ve lo riporto di seguito precisando che esso va contestualizzato con gli articoli riferiti e relativi commenti.

————-

"Non credo affatto che la "decrescita" necessiti di una mutazione antropologica dei cinesi o degli indiani o l'intervento di Padre Pio, ma semplice buon senso. E se proprio fosse così sarebbe il caso che la mutazione l'avessimo prima noi occidentali, visto che da quelle parti (Cina, India, ecc.) si stanno dannando per assimilare il modello di vita occidentale (fondato sullo spreco e sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali che abbiamo a disposizione) e per uniformarsi ad esso e che quando l'avranno applicato in pieno saremo tutti nella melma fino alla punta dei capelli, dritti in testa.

Già il titolo dell'articolo che parla di ritorno alla barbarie ed il resto della "critica" (in realtà non è più di uno spernacchiamento imbarazzato) in esso contenuta dimostrano in alternativa o che Carlo Lottieri non ha capito  nulla di quello che significa "decrescita felice" (non ci credo) esprimendo un giudizio superficiale e ironizzando su parole di cui sembra non abbia capito il senso, oppure che si tratta dell'ennesimo articolo strumentale alla contestazione di una teoria che contrasta  apertamente il pensiero dominante basato sulla necessità assoluta della crescita del prodotto interno lordo, di cui assurdo tentativo di giustificazione è rappresentato dal concetto di "sviluppo sostenibile" tanto teorizzato e supportato dai "verdi" e dalla sinistra.

Decrescita non significa ritorno alla clava ma utilizzo delle scoperte scientifiche e tecnologiche e degli studi  più avanzati in termini di risparmio energetico e di riduzione dei consumi, di costruzione degli edifici e di mobilità, di trattamento dei rifiuti e di coltivazioni biologiche e così via. Significa rivalutazione delle economie locali e delle filiere corte, dei famosi Kilometri Zero. Significa maggiore attenzione alla salute dell'uomo ed all'integrità dell'ambiente,  sviluppo di  nuovi settori produttivi e nuovi posti di lavoro. Solo che a differenza dei soliti ambientalisti ed ecologisti più o meno integrati nel sistema lobbistico che regola il nostro sviluppo economico intende misurare la qualità della vita non in base al prodotto interno lordo ma in base al benessere interno lordo, sostituendo il concetto di bene a quello di merce e rivalutando quelle qualità umane che non sono mercificabili e quindi non misurabili secondo il metodo del PIL.

La decrescita non dice che l'uomo non può volare, ma che non deve andare a sbattere contro la montagna!

Certo nessuno nega che la natura umana è e debba essere proiettata al superamento delle contraddizioni che essa stessa crea nel suo progredire, ma ciò non significa che non si debba prendere coscienza che esistono dei limiti oltre i quali, almeno in base alle scoperte scientifiche ed alle tecnologie attuali, c'è il disastro globale. E non c'è niente di male se nel misurare il progresso dell'umanità si anteponga la qualità della vita reale di noi tutti al profitto delle multinazionali, tirando tra l'altro in ballo altre qualità antropologiche quali la solidarietà, il senso di partecipazione e di convivenza, anziché quella del mors tua vita mea.

Del resto una decrescita la stiamo già probabilmente vivendo da anni, però imposta da fattori esterni e non scelta liberamente.

Quando i risparmi di una vita si volatilizzano perché scoppia una bolla speculativa o perché salta una delle aziende più quotate dei listini azionari, io subisco una "decrescita forzata ed infelice".

Quando mi impediscono di circolare con la mia auto perché vietano la circolazione a causa dell'inquinamento atmosferico da nanoparticelle dopo avermi incentivato ad acquistarla, io subisco una "decrescita forzata ed infelice".

Quando la mortalità per tumori e malattie genetiche aumenta oltre la media per la vicinanza all'inceneritore di Brescia o alle discariche abusive e tossiche della Campania, io subisco una "decrescita forzata ed infelice".

Quando perdo il posto di lavoro e a 50 anni ed una famiglia a carico mi trovo senza alternative perché il mio datore di lavoro ha "delocalizzato", finanziato ed incentivato dallo Stato, nell'est europeo o in Cina, io subisco una "decrescita forzata ed infelice".

Se a 30 anni non riesco a trovare lavoro e non posso farmi una casa e una famiglia e non so fino a quando i miei genitori camperanno e se avrò una pensione e vengo  anche tacciato di essere "bamboccione", io subisco una "decrescita forzata ed infelice".

La lista è infinita!

Perchè a tanti dà fastidio se mettiamo un po' di "umanità" nelle nostre azioni al posto della corsa al profitto? Il problema demografico mondiale come lo superiamo, con i pesticidi, le malattie endemiche curabili e non curate, qualche virus ed un paio di bombette nucleari?

Un ultimo appunto. Io non scrivo libri propagandati dai dominanti; non credo di essere uno stupido intellettuale, non sono  abituato a mangiare bene e non vivo in un bell'appartamento riscaldato di tutto punto. Ciononostante lotto politicamente per confutare un'impostazione economica che ci sta portando all'annientamento. Se trovo la soluzione nella decrescita ben venga.

Siamo al "libero arbitrio"!

fiamma : Messaggio: Siamo al "libero arbitrio"!

giovedì 4 marzo 2010

I compagni di Zarathustra. Nietzsche e gli animali

I compagni di Zarathustra. Nietzsche e gli animali#new

"Il killer non è lo smog ma ciò che mangiamo"


 http://www.ilgiornale.it/interni/il_killer_non_e_smog_ma_cio_che_mangiamo/30-01-2010/articolo-id=417739-page=0-comments=1
Il killer non è lo smog ma ciò che mangiamo
di Enza Cusmai

Milano - È vero che lo smog fa male. Non lo nega nessuno. Ma c'è di peggio. Basta spostarsi dai motori alla tavola. E osservare con la lente d'ingrandimento il cibo che mangiamo. Può fare ancora più male dell'aria sporca. Può anche far morire. Gli obesi che si ingozzano di cibi industriali e fritti vari ne sanno qualcosa in fatto di malattie invalidanti. Anche i nostri bambini visto che hanno raggiunto i livelli di obesità infantili americani e gli esperti hanno trovato nei loro piccoli fegati infiltrazioni di grassi. Per eccesso di consumo di prodotti industriali.
Il cioccolato, per esempio. Viene fatto con il burro di cocco, con l'olio di palma, tutta roba che viene utilizzata anche per fare la schiuma da barba o il lucido per le scarpe. Le merendine con i grassi vegetali? Da stare alla larga come la peste. Contengono grassi saturi che vanno a braccetto con le malattie cardiovascolari. E gli adulti che non mangiano merendine? Si rifanno con il mercurio del pesce, con gli additivi e i conservanti disseminati ormai in ogni prodotto che acquistiamo al supermercato, con gli antiparassitari di frutta e verdura. E se aggiungiamo i prodotti adulterati (per fortuna ci sono i Nas a salvarci) come il formaggio incerato per renderlo fresco quando ormai è scaduto, il prosciutto lavato con l'ammoniaca per eliminare la puzza di muffa, il latte alla melamina cinese (colla per gli inesperti) o i prodotti con muffe letali, allora c'è addirittura da avere nostalgia dello smog come peggior nemico da combattere. E se diamo un'occhiata alle etichette dei prodotti esposti nei supermercati, ci accorgiamo che le dichiarazioni dell'oncologo Umberto Veronesi, non sono frutto di una boutade.
Il professore, vegetariano doc, afferma che tre casi di tumori su dieci sono provocati dal cibo mentre lo smog ne provoca solo uno su cento. In uno studio presentato in tempi non sospetti di blocco della circolazione, Veronesi dichiarò: «Il 30% delle neoplasie sono collegate all'alimentazione mentre allo smog possiamo addebitarne dall'1 al 4%. Altro fattore di rischio sono le infezioni, come l'epatite B o C, alle quali sì fa risalire il 18% di queste malattie». Il resto lo fa il fumo.
Insomma, benzene, polveri sottili e altri inquinanti vanno almeno in parte scagionati perché «un quarto dei tumori dipendono dai cibi - spiega -. Guardate i preoccupanti livelli di anatossine e micotossine cancerogene in latte e polenta. Nella farina di mais si arriva fino a valori superiori del 70% rispetto a quelli normali, nel latte gli sfioramenti toccano quota 57%».
Con questo nessuno vuole sminuire malattie molto gravi da inquinamento atmosferico come la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Ma il cibo è più insidioso: pensi di mangiar sano e invece ti avveleni, lentamente.
Salvatore Casillo, direttore del centro studi sul falso dell'Università di Salerno spiega che il rischio sta nell'accumulo: «Gli additivi sono migliaia, la nocività è modesta ma sommati al mercurio nel pesce e alle dosi giornaliere di tutto quello che mangiamo ogni giorno, mettiamo in piedi una piccola bomba. Per esempio, le materie prime alimentari che non cuociamo, frutta, verdura, sono piene di antiparassitari, non sono nocive nelle dosi utilizzate ma nell'accumulo all'interno dell'organismo è chiaro che qualcosa succede. Se poi ci mettiamo anche i prodotti industriali non salutari, prima o poi si creano dei danni».
Margherita Caroli, specialista scienza dell'alimentazione e presidente dell'«European childhood obesità group» mette in guardia dagli alimenti che possono essere fonte di malattia: «Un'assunzione eccessiva di grassi saturi che sono molto presenti nell'olio di cocco e olio di palma, favoriscono aumento del colesterolo e le malattie cardiovascolari. Dove si trovano? Nelle patatine, nelle merendine, ovunque ci sia scritto sull'etichetta olio vegetale, che di vegetale non ha nulla». Anche Giorgio Calabrese, nutrizionista e membro dell'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare, conferma le insidie alimentari: «Noi ci mettiamo a tavola e usiamo delle schifezze come condimenti. Anziché l'olio di oliva, ci mangiamo l'amatriciana e ingeriamo una serie di grassi deleteri. E purtroppo le mamme sono le prime a danneggiare la salute dei loro bambini pensando di farli mangiare bene – accusa l'esperto -. Offrono cibi pieni di grassi vegetali che a lungo andare irrigidiscono le arterie. Quel grasso viene usato anche per fare scarpe e schiuma da barba e ora viene messo anche nel cioccolato, con il benestare della Ue».
Ma Calabrese non vuole fare l'allarmista: «Se mangiassimo solo schifezze moriremmo a 40 anni come i nostri antenati. Oggi invece c'è cultura e un controllo per la sicurezza alimentare. Ma tutto va usato con moderazione ed equilibrio. Insomma ci sono cibi ottimi da soli ma che hanno cattive compagnie».

 

mercoledì 3 marzo 2010

Perche' non sono democratico

DISPONIBILE IMMEDIATAMENTE  Perchè non sono democratico spiegato ai miei figli e ai miei alunni... Prefazione di Rutilio Sermonti

Non è vero che democrazia e libertà siano la stessa cosa. La democrazia è solo un sistema politico. Il peggiore. Si può essere per la libertà di tutti i cittadini e non essere democratici. E non è detto che l'alternativa alla democrazia debba essere necessariamente la dittatura. Del resto mentre i dittatori non si possono inventare, la democrazia è essa stessa la dittatura delle lobbies e dei furbi che ingannano il popolo con il suo consenso, variamente estorto. Cospito non è solo. Da Socrate a Platone, da Dante a Machiavelli, da Campanella a Guicciardini, da Sorel a Bardéche, per arrivare all'antiparlamentarismo italiano di Ottocento e Novecento, Cospito è certamente in buona compagnia. Il libro, costo di 14 euro + 2,50 di spese postali , può essere prenotato scrivendo a progettosociale1@libero.it o facendo il versamento sul cc, postale n. 75132001 intestato a Cospito Nicola o un accredito bancario sulle coordinate IBAN IT79 J030 1503 2000 0000 4009379 Per ordinazioni superiori a cinque copie il volume costa 10 euro

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