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Giustizia per i morti di Bologna

Ultimissime del giorno da ADNKRONOS

domenica 11 agosto 2013

Palazzo della Civiltà in affitto: ma, in fondo, il travaso di bile è a sinistra

palazzociviltà

L'Eur spa ha ceduto per quindici anni il "Colosseo del ventesimo secolo" al marchio Fendi, di proprietà francese

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L'italiano vero ha 15 anni per riscattarsi dallo smacco, quello finto ostenta indifferenza ma,come sempre, rosica

C’è da ammetterlo: sulle prime è una di quelle notizie che producono rodimenti. Sapere che il Palazzo della Civiltà Italiana finirà in mano francese non può non sortire, nell’animo di quella porzione probabilmente minoritaria di italiani ancora sensibili al richiamo dell’amor patrio, un brivido di rabbia. Forse, nei più affetti dal fascino millenario di una nazione che ha ben più dei 150 anni che le vengono assegnati, anche un travaso di bile. 

Però, tanto per dimostrarsi superiori, è il caso di recuperare appena un po’di aplomb. Affidarsi pertanto al raziocinio, anzi alla razionalità, visto che si parla pur sempre di un magnifico esempio di razionalismo in architettura. 

Insomma, le cronache della “grande” stampa riportano che il “Colosseo quadrato” diventa un atelier, o poco più, e sembrano pure compiaciute. Il fatto è che Bernard Arnault, quarto uomo più ricco del mondo e padrone della Lvmh (Louis Vuitton Moet Hennessy), ha voluto fortemente regalare a Fendi, uno dei brand di sua proprietà, quella sagoma così inconfondibile, piantata dal Fascismo nel cuore dell’Eur. Cosa resa possibile, a patto di sganciare un adeguato cachet, dal fatto che il Palazzo è gestito da Eur spa. I soldi non mancano certo ad Arnault, l’Eur ha un discreto buco da coprire nel bilancio e Pierluigi Borghini (già candidato a sindaco contro Rutelli e capogruppo a Roma di Forza Italia), presidente dell’ente rimasto orfano dell’ad Riccardo Mancini, ha accettato, e pure di buon grado. Certamente, a Parigi non avrebbero consentito un affitto della Tour Eiffel a un inglese, oppure dell’Arco di Trionfo (figuriamoci) a un italiano. Però, qui a Roma, pecunia non olet. Anzi adeguiamoci: l'argent n'a pas d'odeur. 

Via libera, quindi, alla grandeur del marchio italiano… snaturalizzato Fendi, ovviamente subito dopo aver pattuito il canone di locazione. Certo, la pigione non è esattamente da quartiere popolare: la griffe che fa capo ad Arnault dovrà sborsare qualcosa come 240mila euro al mese (quasi tre milioni all’anno) per 15 anni. In compenso, potrà bearsi dei 12 mila metri quadrati nei quali creerà lo show room e realizzare nel resto dell’edificio il suo quartier generale. Contentino: al piano terra gli affittuari s’impegnano a utilizzare i mille metri quadrati per esposizioni dedicate alla creatività italiana. 

È pur vero comunque che, attraverso il marchio Fendi, Arnault ha dato dimostrazione di essere davvero un moderno mecenate e soprattutto un amante di Roma, finanziando dapprima con oltre due milioni il restauro della Fontana di Trevi e dando il via anche ad un’analoga operazione per il complesso delle Quattro Fontane. E ancora, come giustamente ha fatto notare il presidente di Fendi Pietro Beccari, occorreva far rivivere “un Palazzo che era chiuso da 72 anni”. Vagli a dar torto.

E allora chi appartiene a quella schiera di italiani sensibili all’amor patrio, può davvero consolarsi. Anche e soprattutto perché il vero travaso di bile è dietro i commenti compiaciuti di certi giornali (uno su tutti? Diciamolo: la Repubblica), che non mancano di definire l’opera “Palazzo Groviera” o di sbertucciarne gli architetti, fino ad asserire che fu fatto di marmo perché col fascismo ferro e acciaio scarseggiavano. Il che significa arrivare ad accostare Mussolini a Maria Antonietta, che in mancanza di pane voleva sfamare i francesi (sempre loro…) con le brioches.

Insomma, siamo alle solite. La svendita un po’ ignobile del “Colosseo quadrato” sul mercato immobiliare, come se fosse un pied-à-terre,  a qualcuno può far male, ma in qualcun altro non fa bene. Quella – il Palazzo delle Civiltà – è un’opera d’arte che da sé significa prestigio, che da sé significa Italia, che da sé significa Roma. Perciò, in qualcuno, smuove la stessa rabbia che ha poi prodotto l’anomalo squilibrio di vent’anni di fascismo e settant’anni di antifascismo. Squilibrio che è, a ben vedere, quantitativo perché, in origine, qualitativo. E quindi non potrà mai essere coperto.

Al limite, chi si sente erede di “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori” ha ora un tempo, stavolta di quindici anni, nel quale fare in maniera tale che l’Italia del 2028 possa fare del suo Colosseo del ventesimo secolo qualcosa in più di un atelier. Come dire: noblesse oblige. 

C’è da ammetterlo: sulle prime è una di quelle notizie che producono rodimenti. Sapere che il Palazzo della Civiltà Italiana finirà in mano francese non può non sortire, nell’animo di quella porzione probabilmente minoritaria di italiani ancora sensibili al richiamo dell’amor patrio, un brivido di rabbia. Forse, nei più affetti dal fascino millenario di una nazione che ha ben più dei 150 anni che le vengono assegnati, anche un travaso di bile. 

Però, tanto per dimostrarsi superiori, è il caso di recuperare appena un po’di aplomb. Affidarsi pertanto al raziocinio, anzi alla razionalità, visto che si parla pur sempre di un magnifico esempio di razionalismo in architettura. 

Insomma, le cronache della “grande” stampa riportano che il “Colosseo quadrato” diventa un atelier, o poco più, e sembrano pure compiaciute. Il fatto è che Bernard Arnault, quarto uomo più ricco del mondo e padrone della Lvmh (Louis Vuitton Moet Hennessy), ha voluto fortemente regalare a Fendi, uno dei brand di sua proprietà, quella sagoma così inconfondibile, piantata dal Fascismo nel cuore dell’Eur. Cosa resa possibile, a patto di sganciare un adeguato cachet, dal fatto che il Palazzo è gestito da Eur spa. I soldi non mancano certo ad Arnault, l’Eur ha un discreto buco da coprire nel bilancio e Pierluigi Borghini (già candidato a sindaco contro Rutelli e capogruppo a Roma di Forza Italia), presidente dell’ente rimasto orfano dell’ad Riccardo Mancini, ha accettato, e pure di buon grado. Certamente, a Parigi non avrebbero consentito un affitto della Tour Eiffel a un inglese, oppure dell’Arco di Trionfo (figuriamoci) a un italiano. Però, qui a Roma, pecunia non olet. Anzi adeguiamoci: l'argent n'a pas d'odeur

Via libera, quindi, alla grandeur del marchio italiano… snaturalizzato Fendi, ovviamente subito dopo aver pattuito il canone di locazione. Certo, la pigione non è esattamente da quartiere popolare: la griffe che fa capo ad Arnault dovrà sborsare qualcosa come 240mila euro al mese (quasi tre milioni all’anno) per 15 anni. In compenso, potrà bearsi dei 12 mila metri quadrati nei quali creerà lo show room e realizzare nel resto dell’edificio il suo quartier generale. Contentino: al piano terra gli affittuari s’impegnano a utilizzare i mille metri quadrati per esposizioni dedicate alla creatività italiana. È pur vero comunque che, attraverso il marchio Fendi, Arnault ha dato dimostrazione di essere davvero un moderno mecenate e soprattutto un amante di Roma, finanziando dapprima con oltre due milioni il restauro della Fontana di Trevi e dando il via anche ad un’analoga operazione per il complesso delle Quattro Fontane. E ancora, come giustamente ha fatto notare il presidente di Fendi Pietro Beccari, occorreva far rivivere “un Palazzo che era chiuso da 72 anni”. Vagli a dar torto.E allora chi appartiene a quella schiera di italiani sensibili all’amor patrio, può davvero consolarsi. Anche e soprattutto perché il vero travaso di bile è dietro i commenti compiaciuti di certi giornali (uno su tutti? Diciamolo: la Repubblica), che non mancano di definire l’opera “Palazzo Groviera” o di sbertucciarne gli architetti, fino ad asserire che fu fatto di marmo perché col fascismo ferro e acciaio scarseggiavano. Il che significa arrivare ad accostare Mussolini a Maria Antonietta, che in mancanza di pane voleva sfamare i francesi (sempre loro…) con le brioches.

Insomma, siamo alle solite. La svendita un po’ ignobile del “Colosseo quadrato” sul mercato immobiliare, come se fosse un pied-à-terre, a qualcuno (a noi) può far male, ma in qualcun altro (in loro) non fa bene. Quella – il Palazzo delle Civiltà – è un’opera d’arte che da sé significa prestigio, che da sé significa Italia, che da sé significa Roma. Perciò, in quel qualcuno, smuove la stessa rabbia che ha poi prodotto l’anomalo squilibrio di vent’anni di fascismo e settant’anni di antifascismo. Squilibrio che è, a ben vedere, quantitativo perché, in origine, qualitativo. E quindi non potrà mai essere coperto.

Al limite, chi si sente erede di “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori” ha ora un tempo, stavolta di quindici anni, nel quale fare in maniera tale che l’Italia del 2028 possa fare del suo Colosseo del ventesimo secolo qualcosa in più di un atelier. Come dire: noblesse oblige

Robert Vignola

venerdì 9 agosto 2013

Aggiornamento n° 88 di GEOPOLITICA

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Vi segnaliamo le novità di questa settimana:

Nuovo numero (in corso di stampa):

“La crisi finanziaria e il nuovo ordine economico mondiale”: in corso di stampa il nuovo numero
In corso di stampa. Uscita prevista: 1 agosto 2013 Geopolitica, vol. II, no. 1 (Primavera 2013) LA CRISI FINANZIARIA E IL NUOVO ORDINE ECONOMICO MONDIALE   Nel 2008 una grave crisi finanziaria sistemica, legata soprattutto al fenomeno dei “derivati”, ha colpito il mondo intero, facendo ancora oggi sentire i suoi effetti sull’economia globale. Da allora, diverse ricette sono state presentate e applicate per risolvere il rallentamento della crescita, che in alcuni paesi è stagnazione e ...

Articoli:

Nuove prospettive di pace nella penisola coreana?
Le tensioni sono aumentate drasticamente nella penisola coreana dopo il lancio da parte di Pyongyang di un razzo ICBM nel dicembre 2012. La Corea del Nord, un paese noto per le sue minacce di guerra, ha lanciato le sue provocazioni bellicose a dispetto della condanna internazionale. Oggi, il motivo dell’impiego di queste strategie è argomento di dibattito e analisi. Non è la prima volta che la Corea del Nord minaccia i suoi vicini con un ...

La Turchia e l’evoluzione di una protesta
Un sit-in di attivisti si è insediato il 27 maggio a Gezi Park, adiacente a piazza Taksim, ad Istanbul, per protestare contro la decisione del governo di dare il via ad un piano di “trasformazione urbana” che cancellerà dalla mappa della città quella macchia verde, per far posto ad un centro commerciale, una moschea ed antiche caserme ottomane restaurate. Tre giorni dopo la polizia ha fatto irruzione nel parco e, con idranti e lacrimogeni, lo ...

Arms Trade Treaty: quale futuro per il commercio d’armi?
Introduzione Nel 1996 un gruppo di illustri premi Nobel pose le primissime basi dialogiche per un accordo globale che affrontava il problema dei trasferimenti internazionali e dei dirottamenti di armi; diciassette anni e svariati dibattiti dopo si è raggiunto l’insperato risultato: il 2 aprile 2013 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il Trattato sul Commercio delle Armi con una maggioranza di 154 voti a favore, 3 contrari e 23 astenuti. L’Arms Trade Treaty si ...

“Rapporti bilaterali”: similitudini tra l’Eurasia del XXI Secolo e l’Italia del IV Secolo AC
Negli anni fra il XX Secolo e il XXI Secolo, dopo la contrapposizione ideologico-militare avutasi nel corso della Seconda Guerra Mondiale (tra il Nazismo e il Comunismo) e dopo la successiva “Guerra Fredda” (tra il “Blocco Ovest” e il “Blocco Est”), i rapporti russo-tedeschi sono giunti gradualmente ad una fase di grande collaborazione economico-politica, facendo della Germania il partner europeo più vicino alla Russia (entrambe si opposero alla guerra USA contro l’Iraq, nel 2003). Analizzando ...

La normativa delle organizzazioni civili del terzo settore: seminario italo-brasiliano
Presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati il 27 e 28 giugno scorsi si è svolta l’interessante iniziativa “La normativa delle organizzazioni civili del terzo settore: seminario italo-brasiliano nel quadro del programma di cooperazione Brasil pròximo”. La due giorni di lavori è stata incentrata sullo studio del quadro normativo riferito ai temi della partecipazione, dei servizi, dell’impresa e del capitale sociale per capire se esista un altro modo di fare impresa, se si ...

Un libro su Mackinder inaugura la nuova collana “Heartland”
Nell’ambito dei suoi sforzi di promozione della geopolitica in Italia, l’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) lancia, assieme a Fuoco Edizioni, una nuova collana intitolata “Heartland“. Si tratta della prima collana editoriale italiana esplicitamente dedicata alla teoria e alla storia della geopolitica. Diretta da Tiberio Graziani (presidente dell’IsAG e direttore di “Geopolitica”), ha un comitato scientifico d’eccezione composto da Aymeric Chauprade (“Realpolitik.tv”), Emidio Diodato (Università per Stranieri di Perugia), Carlo Jean ...

Pubblicata la call for papers per il numero 3 del secondo volume (Autunno 2013)
GEOPOLITICA è un refereed journal, ossia una rivista con revisione paritaria. In ogni suo numero, oltre agli articoli su invito realizzati da autorevoli esperti, è prevista una quota di saggi proposti da studiosi in risposta ad una call for papers pubblica ed accuratamente selezionati dalla Direzione con l’aiuto di revisori paritari (referees). Presentiamo di seguito il testo italiano e inglese della Call for papers relativa al numero 3 del volume II (programmato per l’autunno 2013). ...

Buona lettura!

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giovedì 8 agosto 2013

Terra rossa, terra italiana

Ultima Frontiera

La mondialista ci vuole definitivamente fuori dall'Istria e dalla Dalmazia

Pare che la Bonino intenda chiudere i consolati italiani a Capodistria e a Spalato, per risparmiare.
Si tratta di una scelta scellerata, perché quelle terre sono ancora abitate da italiani e i consolati rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la comunità italiana del posto.
Il Comitato 10 Febbraio ha lanciato una petizione per chiedere al Ministro di ritirare questa decisione, vi prego di firmarla e diffonderla quanto vi sarà possibile:

https://www.change.org/it/petizioni/ministero-degli-affari-esteri-impedire-la-chiusura-dei-consolati-italiani-a-capodistria-e-a-spalato

Grazie!

Da: http://www.noreporter.org

martedì 6 agosto 2013

“Ai confini del nero”

aiconfinidelnero

Ma c’era proprio bisogno di un’altra opera narrativa “da battaglia”? Sul secondo conflitto mondiale, poi? Si, ce n’è sempre bisogno, se è vero che Hegel inneggiava alla guerra come elemento vivificante dello spirito e il futurista Marinetti ne decantava la sublime bellezza, paragonabile solo all’ebbrezza della velocità. E manco a farlo apposta, in quest’epoca di sgangherato minimalismo, peloso buonismo e di sentimentalismo ipocrita è appena approdato nelle librerie un nuovo – tosto – romanzo. Di guerra, naturalmente. Anzi, a dire il vero i racconti “sotto la mitraglia” stavolta sono ben cinque, poiché nel volumetto edito da Settimo Sigillo e dal titolo Ai confini del nero, sono inserite cinque narrazioni e una breve chiosa finale. Le vicende delineano a tinte drammatiche le esperienze di cinque giovani italiani, entusiasti militi dell’ideale, le cui vite “fioriscono” proprio nel pieno vigore del Ventennio fascista.

Cinque ragazzi assai diversi, ma tutti un po’ guasconi e un po’ sognatori, che all’improvviso vedono le proprie esistenze e quelle delle proprie famiglie risucchiate nel tritacarne del secondo conflitto mondiale. L’ultimo testimone che prende commiato dal quintetto è proprio l’autore, Mario Michele Merlino, che “saluta” i lettori offrendo alla loro attenzione brevi lacerti di vita vissuta in prima persona. Nel libro, come nelle classiche tragedie greche, il dolore, il tradimento, l’umiliazione, la perdita e la morte – ma in particolare la morte dell’amata Patria – diventano catarsi e palingenesi. Una catarsi che vedrà i cinque imberbi ragazzini trasformati da ingenui idealisti in uomini navigati e amareggiati. Amareggiati in primo luogo dalla cocente, ingiusta sconfitta. Una catastrofe esistenziale e spirituale che li segnerà fin nei recessi dell’anima per tutto il tempo che resterà loro da trascorrere esuli su questa terra. Antonio, per esempio, farà suo il destino di chi seppe combattere con valore e sprezzo della vita tra le roventi sabbie di El Alamein, sputando sangue e imprecando per la penuria di generi di conforto e di carburante, di medicinali e attrezzature, di armi e di munizioni. Proprio laddove a fare da controcanto fra le file nemiche sarà la sfacciata profusione di armamenti e di vettovagliamento. Mancò la fortuna, non il valore, ma di sicuro un po’ più d’equipaggiamento avrebbe fatto la differenza. Tuttavia, pur fra tanta sofferenza fisica e morale, tra le insanguinate dune del deserto egiziano Antonio troverà la sua lampada d’Aladino. Un Genio dalle insolite sembianze di un incomprensibile libro scritto in lingua tedesca.

Il ritratto dell’amico Ugo Franzolin, venuto a mancare di recente, è un lirico inno d’amore. Un cordone ombelicale che, se già legava il giovane Ugo al proprio fratello, Caduto anzitempo al fronte, ancor di più unisce in un eroico afflato cameratesco quella splendida gioventù che, nella disperata epopea della Rsi, volle sacrificarsi e morire a testa alta per riscattare l’onore patrio. Un guizzo d’italico orgoglio compiuto pur sapendo che ormai tutto era finito e la resa dei conti si profilava implacabile all’orizzonte della storia. Poi c’è Aldo, romanaccio scanzonato e un po’ rodomonte, vita tranquilla, un amore pienamente corrisposto, un’esistenza trascorsa senza troppi affanni. Ma ecco che il destino irrompe cinico e beffardo a scompigliare la sua placida routine. La chiamata alle armi, la partenza, la paura che intorcina le budella, il tradimento dell’8 settembre. Tutto sembra complottare perchè Aldo veda nell’imboscarsi alla chetichella la soluzione migliore per non lasciare le penne in uno sporco affare che tutto sommato non lo riguarda affatto. Nessuno – ne è certo – lo denuncerebbe come disertore e la vita potrebbe riprendere il suo solito tran tran come se nulla fosse. Eppure… Eppure il disperato, caparbio e irragionevole orgoglio degli ex alleati d’oltralpe aprirà paradossalmente gli occhi a questo giovane ignavo che alla fine capirà. Capirà che, sì, è importante vivere in santa pace la propria vita, ma ancora più necessario è combattere. Battersi fino in fondo per l’onore, per la dignità, o forse soltanto per un senso estetico dell’esistenza, per sentirsi davvero uomini con la U maiuscola. Perché è facile, bello – e scontato – restarsene “inguattato” o passare dalla parte dei vincitori, ma ci vuole fegato a buttarsi nel mucchio e schierarsi coi vinti.

E siamo a Terenzio Manni. Terenzio è giovanissimo quando l’8 settembre uccide la Patria e stende sugli italiani tutti l’infamia del tradimento. Lui, insieme con un amico, Luigi, riesce in modo rocambolesco ad arruolarsi nella divisione Hermann Goering della Wehrmacht. La ragione? “Non pensano al futuro, ma marciano verso il domani, qualunque esso sia … “. Sublime. Infine c’è Adelmo. Egli ha tentato di essere uno di quei giovani orgogliosi che hanno costituito la parte più nobile del regime. Era uno delle Brigate Nere. Uno tosto, pronto a tutto. Eppure Adelmo, proprio quando il sipario stava per calare definitivamente sulla tragedia, inorridito, s’è tirato indietro. Ma il destino sta lì in agguato, ad attenderlo per un tempo lunghissimo, pronto a presentargli il conto. Un conto salato, Dio solo sa quanto. Ma paradossalmente, proprio in quel terribile giorno degli anni di piombo nel quale la Nemesi si riprende quanto dovuto – e con gli interessi… – per Adelmo giungerà il vero riscatto alla sua grigia, anonima  esistenza. Le figure femminili spaziano dall’immagine della Madre dolce e premurosa a quello delle giovani donne che, pur esposte anch’esse alla crudele vendetta dei vincitori amano fino alla fine in modo totale e disinteressato i loro valorosi uomini. La cultura del dono come possibilità di trasmettere ciò che oggettivamente non può essere dimenticato. La bellezza, in tutte le sue accezioni, per Merlino è veramente l’unica possibilità di salvare l’umanità. Perché in fondo solo chi ha il fegato di cercare la bella morte è capace di condurre una vita che davvero valga la pena di essere vissuta.

di Angelo Spaziano

domenica 4 agosto 2013

Trentanove anni di depistaggi dopo

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Il 4 agosto 1974 presso San Benedetto val di Sambro (Bologna) veniva commessa la strage dell'Italicus.
Sommata a quella di fine maggio di piazza della Loggia a Brescia, essa consentì il varo del “compromesso storico”, ovvero l'ingresso del Partito comunista nell'area di governo.
Fascistizzata d'ufficio, anche questa strage vanta una serie di inchieste non effettuate, pur essendo in possesso degli inquirenti elementi significativi che conducevano nell'area di congiunzione tra il Partito comunista e la lotta armata. Pur essendo stata ascoltata una telefonata in cui una collaboratrice dei servizi militari italiani e della sinistra greca (il medesimo ambiente in cui aveva operato il terrorismo bombarolo del Superclan che di lì a poco avrebbe preso il controllo delle Brigate Rosse) diceva “le bombe sono pronte” e citava Bologna.
Furono altresì ignorate e ridicolizzate le rivelazioni del bidello Sgrò che aveva messo in pre-allarme riguardo l'attentato e ciò malgrado il fatto che il capo della polizia, Santillo, lo avesse preso talmente sul serio da riuscire a salvare all'ultimo istante Aldo Moro che doveva morire in quel treno.
L'ordigno era stato piazzato in prima classe dove doveva Moro prendere posto.
Contento il Pci, contenti gli alleati mediterranei, contenta Israele, un passo in avanti per la Commissione Trilaterale.
Qualche testimone rosso suicida o assassinato non avrebbe fatto notizia.
La strage sarebbe rimasta retoricamente fascista e i principali assertori di questa menzogna sarebbero stai proprio gli stragisti e i loro complici.

Gabriele Adinolfi

sabato 3 agosto 2013

Aggiornamento n°87 di GEOPOLITICA

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Vi segnaliamo le novità di questa settimana:

Nuovo numero (in corso di stampa):

“La crisi finanziaria e il nuovo ordine economico mondiale”: in corso di stampa il nuovo numero
In corso di stampa. Uscita prevista: 1 agosto 2013 Geopolitica, vol. II, no. 1 (Primavera 2013) LA CRISI FINANZIARIA E IL NUOVO ORDINE ECONOMICO MONDIALE   Nel 2008 una grave crisi finanziaria sistemica, legata soprattutto al fenomeno dei “derivati”, ha colpito il mondo intero, facendo ancora oggi sentire i suoi effetti sull’economia globale. Da allora, diverse ricette sono state presentate e applicate per risolvere il rallentamento della crescita, che in alcuni paesi è stagnazione e ...

Articoli:

Geopolitica della nuova rotta energetica della Cina
La China National Petroleum Corporation (CNPC), compagnia statale cinese, il 28 maggio 2013 ha completato la costruzione di un gasdotto dalla Birmania alla Cina ed ha quasi terminato un oleodotto. Il gasdotto inizierà a consegnare gas il primo luglio dalla costa ovest della Birmania nel Golfo del Bengala fino a Kunming (la capitale della provincia dello Yunnan cinese), mentre l’oleodotto trasporterà il petrolio greggio per la Cina dal Golfo Persico e dall’Africa, quando sarà completato ...

Gli interessi contesi della pacificazione afghana
A quasi dodici anni dall’attacco del 7 ottobre 2001, e dopo un lungo periodo in cui appariva superata nella lista delle priorità dei maggiori paesi del mondo, la questione afghana sembra riproporsi solo adesso sulle pagine di cronaca internazionale. Come è noto, il biennio 2013-2014 sarà contrassegnato dalla fase esecutiva dell’Accordo strategico tra Stati Uniti e Afghanistan, che porrà in essere una nuova forma della presenza militare statunitense nel paese, basata sulla concessione a medio-lungo ...

Il prossimo futuro è ancora nei combustibili fossili: shale gas e risorse non convenzionali
Tecniche di estrazione, riserve, rischi ambientali Negli ultimi anni si è assistito all’irruzione nello scenario energetico internazionale, delle questioni legate allo sfruttamento dello shale gas. Quella che da più parti viene considerata come una rivoluzione energetica, è legata soprattutto ai progressi tecnologici compiuti nell’ultimo decennio negli Stati Uniti. Se nel 2000 lo shale gas rappresentava meno del 2% del totale della produzione nazionale statunitense di gas naturale, nel 2011 la quota è balzata già al ...

Il “Secolo Asiatico”: situazione e prospettive
La presente analisi ripercorre alcune delle tematiche discusse durante la conferenza “Il Secolo Asiatico. Situazione e prospettive geopolitiche dell’Asia” tenutasi lo scorso 13 giugno 2013 nella sala consiliare del Palazzo Municipale di Fagagna (Udine). Moderata dal giornalista del “Messaggero Veneto” Domenico Pecile, ha visto come relatore principale l’autore di questo articolo. L’incontro è stato organizzato dall’assessorato alla cultura e da Raffaella Plos (responsabile biblioteca comunale) con la collaborazione dell’IsAG.   L’attuale fase di transizione che ...

Caso Abljazov: le dichiarazioni ufficiali
Il caso Abljazov, e in particolare l’espulsione dall’Italia della signora Abljazova, hanno generato un dibattito aspro e partecipato nella politica e nell’opinione pubblica italiane. Affinché, nell’abbondanza di cronache e approfondimenti più o meno fedeli degli eventi, e di commenti da parte di persone più o meno competenti, non si perdano di vista le dichiarazioni dei decisori, pubblichiamo di seguito tre documenti ufficiali. Si tratta di: - risposta del Vice-Ministro degli Esteri italiano Lapo Pistelli alle ...

Gli investimenti cinesi in Centro America: il progetto del “Great Nicaragua Canal”
Lo scorso 13 giugno l’Assemblea Nazionale del Nicaragua ha approvato il progetto per la costruzione del “Gran Canale Interoceanico”, un’opera mastodontica che, se compiuta, rappresenterebbe una delle opere più ambiziose mai realizzate nel mondo. All’indomani del voto favorevole dell’assemblea, il presidente Ortega ha dichiarato: “Dopo secoli e secoli di lotte per trasformare in realtà il canale, finalmente ci avviciniamo a questo storico momento che porterà benessere al popolo del Nicaragua”. 1 Un canale, quello nicaraguense, ...

Report:

Instabilità dei confini in Asia Centrale: minacce sulla sicurezza regionale
No. 12 – July 2013 Author: Fabio Indeo Language: Italiano Keywords:  Boundaries  Central Asia  Enclaves  Ethnic minorities   Download (PDF) / Scarica (PDF)   Abstract After more than twenty years from the Soviet Union dissolution and the gaining of national independence by the five Central Asian republics, still their boundaries problem is one of the major factors of instability in the area. This article stresses endogenous (as recurring closure of boundaries) and external (as threats from Afghanistan) causes which are feeding such regional instability. Basis of that scenario is the reciprocal rivalry and distrust between Central Asian rulers which impede a desirable platform of regional ...

La disputa sul Mar Caspio e le sue implicazioni geopolitiche
No. 11 – July 2013 Author: Alessandro Lundini Language: Italiano Keywords:  Caspian Sea  Geopolitics of energy  Irano-Russian relations   Download (PDF) / Scarica (PDF)   Abstract For centuries the Caspian Sea was an exclusive affair between Russia and Persia. In the last two decades, with the dissolution of the Soviet Union and the birth of three new countries (Kazakhstan, Turkmenistan and Azerbaijan) the political context has notably changed. The Sea has become the centre of different interests and disputes due to the definition of the legal status in order to define national sectors for each states and the necessity of the coastal countries to exploit ...

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giovedì 1 agosto 2013

Giornata mondiale di AL-QUDS

brescia 02-08-13

Venerdì 02 agosto ore 20:30

CONFERENZA

GIORNATA MONDIALE DI AL-QUDS

presso agriturismo "IL ROVERE"

Via san cipriano n.34

Lonato del Garda (BS)

“La storia della Giornata mondiale di Al-Quds risale alla vittoria della Rivoluzione Islamica dell'Iran, più di 30 anni fa. Una delle prime azioni intraprese dall'Imam Khomeyni come Guida della neonata Repubblica Islamica fu l'interruzione della fornitura di petrolio ai due regimi in cui vigeva l'apartheid, Israele e Sud Africa.

Egli inaugurò la Giornata di Al-Quds come parte integrale del mese di Ramadan in modo che i Musulmani non dimenticassero mai la propria responsabilità e dovere riguardo la Palestina e le genti oppresse di tutto il mondo.

Il 16 agosto 1979 (Ramdan 1399 AH) inaugurò "Il Giorno per gli Oppressi" con le seguenti parole:

La giornata di Gerusalemme (Quds) è una giornata mondiale, non è una giornata dedicata esclusivamente a questa città, è il giorno della lotta dei diseredati contro gli arroganti, è il giorno della lotta dei popoli oppressi contro gli USA e contro le superpotenze, il giorno in cui i diseredati devono prepararsi contro gli arroganti e schiacciarli, il giorno in cui i credenti si distingueranno dagli ipocriti (...) Il Giorno di Gerusalemme è il giorno in cui possiamo riconoscere quali persone e quali regimi sono dalla parte dei complottisti internazionali e dei nemici dell´Islam. Chi non partecipa è contro l´Islam ed a favore di Israele, e chi partecipa è a favore dell´Islam e contro i suoi nemici - Stati Uniti e Israele. Il Giorno di Gerusalemme è il giorno della separazione della Verità dalla Falsità."

Da quel giorno, ogni anno, l'ultimo venerdi del santo mese di Ramadan, i musulmani e le persone nobili e libere in tutto il mondo partecipano alla Giornata di Gerusalemme, manifestando attraverso cortei, sit-in, conferenze e mostre la propria vicinanza e solidarietà con l'oppresso popolo palestinese e la propria condanna delle ingiustizie e dei crimini di Israele”

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