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Ultimissime del giorno da ADNKRONOS

venerdì 18 febbraio 2011

Gambling sempre più libero sul web

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto che disciplina poker e cash game. E' una sorta di liberalizzazione, ma espone i giocatori a qualche rischio in più.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 17-02-2011]
asso kappa
La si aspettava da tempo questa annunciata liberalizzazione di poker e casino on line. Finalmente il Decreto che disciplina poker e cash game, con i soliti ritardi, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Fa parte del cosiddetto Decreto Abruzzo con cui vengono trovati nuovi modi per "far cassa" grazie a tipologie di gioco ancora inedite in Italia. Con la modalità cash infatti l'aliquota prevista è del 20 % delle somme non restituite al giocatore, contro il 3% della modalità torneo. Il payout resta fissato al 90%.
Fino ad oggi il poker in Italia era autorizzato solo nella versione tornei / Sit & Go, ma da ora si apre una nuova modalità, molto più rischiosa per il giocatore, il cosiddetto cash game, a cui molti players giocavano illegalmente connettendosi su siti non autorizzati dall'AAMS.
Nel cash game ci si siede al tavolo virtuale e si gioca direttamentecon i soldi del proprio conto. Il limite di puntata massima è di 1.000 euro e si può entrare ed uscire dal tavolo a proprio piacimento.
I rischi e la volatilità del denaro sono di gran lunga maggiori che nella modalità torneo (nel quale, però, il limite massimo di scommessa sale da 100 a 250 euro), tanto che l'AAMS ha optato per alcuni provvedimenti che dovrebbero salvaguardare le tasche del giocatore.
Al momento della registrazione nella poker room il giocatore che si appresta a partecipare ad un torneo di texas holdem o altro, dovrà indicare il limite di spesa massima settimanale o mensile. Lo scopo è quello di frenare coloro che rischiano di farsi prendere troppo la mano dalle puntate pesanti.
Per farsi alzare il tetto di gioco sarà necessario richiederlo esplicitamente alla poker room e ci vorrà una settimana per ottenere l'autorizzazione. Non tutti sono favorevoli a questa nuova forma di gioco: si teme che in parecchi non siano in grado di auto-controllarsi e finiscano per scialacquare più soldi del dovuto.
I concessionari dovranno attenersi a garanzie di "integrità, affidabilità, sicurezza, trasparenza, correttezza e tempestività nel pagamento delle vincite". Le piattaforme che al momento hanno ottenuto l'autorizzazione verranno testate da laboratori internazionali specializzati.
Appena sarà pronta la piattaforma informatica, ci vorranno almeno tre mesi, si prevedono novità anche per i classici giochi da casinò quali roulette, chemin de fer, craps e blackjack online. Anche in questo caso non sarà più necessario partecipare a tornei e sit & go, ma si potrà giocare direttamente contro il banco, come nei casinò veri.

Fini: doveva essere Sarkozy, è finito come Mastella

 


 

Giovedí 17.02.2011 15:59
Di Giuseppe Morello
Come un soufflé venuto male, il nuovo partito di Fini si sta afflosciando miseramente. Se Berlusconi si indebolisce, Fini non si rafforza. Ogni giorno una defezione o la notizia di qualcuno che è lì lì per andarsene. Lasciamo pure stare le incertezze di Barbareschi e i mal di pancia di Urso. Ma il senatore Franco Pontone è in procinto di lasciare il gruppo di Futuro e libertà. Se ne è già andato il senatore Giuseppe Menardi, mentre – come ha spiegato ad Affaritaliani.it - ci sta seriamente pensando anche il senatore Maurizio Saia. Il senatore Mario Baldassarri si dichiara in “profonda riflessione”. Non avendo i numeri sufficienti Fli di fatto non ha più un gruppo in Senato.
Qui non è più possibile dare la colpa alla campagna acquisti di Berlusconi. Fini dovrebbe farsi qualche domanda, visto che il suo progetto è riuscito a trascinare fuori dal Pdl una pattuglia sparuta di parlamentari, una parte dei quali è già sulla via del ritorno.
Fini perde pezzi perché non basta mettersi contro Berlusconi per conquistare le folle, non basta condire le vecchie idee con qualche concezione presa a prestito a sinistra, non basta evocare il terzo polo per materializzarlo e non basta atteggiarsi a leader per esserlo per davvero.
Fini, che paga la contraddizione dell’essere leader di partito e di non mollare la presidenza della Camera, tra l’altro ha ottenuto anche il notevole risultato di apparire sospetto a destra, perché considerato un “traditore”, e a sinistra per essere stato a lungo un neo-fascista e per aver inghiottito silente tutte le cose che oggi rimprovera a Berlusconi.
Il risultato è che Fli è una sorta di ectoplasma senza anima che scontenta un po’ tutti. Doveva essere la nuova destra alla Sarkozy, il gollismo italiano. Rischia di finire come l’Udeur di Mastella.
giuseppe.morello@affaritaliani.it

giovedì 17 febbraio 2011

Eric Schmidt: "In arrivo una nuova bolla"

Il CEO di Google prevede lo scoppio di una nuova bolla finanziaria, alimentata dal valore eccessivo attribuito a Facebook, Twitter e soci.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 16-02-2011]
Eric Schmidt bolla speculativa
Eric Schmidt è preoccupato: teme che quanto sta accadendo aiprotagonisti attuali della Rete ci stia portando dritti verso una nuova bolla speculativa.
Schmidt, ancora per qualche settimana CEO di Google, si riferisce al valore attribuito a certe società: Facebook con i suoi 50 miliardi di dollari, Twitter con i suoi 8 o 10 miliardi, Groupon con una stima superiore ai sei miliardi offerti da Google.
Tutte queste realtà, per quanto piene di utenti, ancora non sembrano avere un modello di business sostenibile né, non essendo ancora quotate in borsa, hanno ancora dimostrato per davvero il proprio valore: Schimdt sospetta che quello loro attribuito loro sulla base di una futura, enorme profittabilità non corrisponda al vero.
Il primo banco di prova sarà l'approdo in borsa di LinkedIn: allora i giochi si faranno più seri, e un eventuale scivolone del social network professionale potrebbe avere ricadute preoccupanti sui colleghi che stanno preparano lo stesso passo e su cui gli investitori, al momento, sperano molto.
A questo proposito Schmidt è stato, in un'intervista concessa alla rivista svizzera Bilanz, piuttosto diretto: "Ci sono chiari segni di una bolla... Ma le valutazioni sono quello che sono. La gente crede che queste aziende raggiungeranno grandi risultati in futuro".
È dunque possibile - questo almeno pare pensare il CEO di Google - che si prepari un disastro di grandi proporzioni come quello che si verificò all'inizio del decennio scorso.

Esame di coscienza di un eretico

mercoledì 16 febbraio 2011

Franco Freda celebra il 150° dell’unità d’Italia

Franco Freda celebra il 150° dell’unità d’Italia
Quo vult tendat iter quisquis, dum conscius unde.

Con la presentazione del volume “La carboneria” appena stampato dalla propria casa editrice, Ar, Franco Giorgio Freda ha voluto ricordare a modo suo il 150° anniversario dell’unità d’Italia. L’incontro si è svolto oggi nei locali dell’Adel Libreria Ar, appena aperta in un palazzo e in un luogo cruciali del nostro risorgimento, palazzo de Concilij-Testa in piazza della Libertà ad Avellino, dove nel 1820 i patrioti di Lorenzo de Concilij proclamarono la prima costituzione italiana. Freda ha rievocato le vicende ottocentesche appunto ‘a modo suo’, perché della carboneria non gli interessava cogliere i sentimenti liberali e l’ottimistico utopismo, ma la disponibilità a combattere, a scrollarsi di dosso l’inerzia e la rassegnazione. “Non importa tanto la bandiera, quanto l’arma. E soprattutto chi le impugni, che deve essere persona retta, tenace, disinteressata. Bisogna avere il coraggio di gettarsi alle spalle le ideologie” – così l’editore di origini irpine ha risposto a chi pensava di vedere una contraddizione tra le sue note idee reazionarie e i ‘valori’ risorgimentali. La chiusa del discorso è stata una citazione da un testo di Friedrich Nietzsche di cui ha curato lui stesso la traduzione e l’edizione: “Avevamo sete di baleni e di azione, ci tenevamo a mille miglia dalla felicità dei deboli, dalla ‘rassegnazione’…” Del fermento risorgimentale è questo che importa cogliere a Freda: il baleno, l’azione, la volontà, l’audacia di una energica ribellione di masnadieri “voluttuosamente liberi come nibbi”.
Avellino, 14 febbraio 2011
_____________
I Sublimi Maestri Perfetti. – La Carboneria. Dal risvolto di copertina: Intorno al 1818, Filippo Buonarroti […] trasformò la società segreta dell’Adelfìa (a carattere antibonapartista) nella Società dei Sublimi Maestri Perfetti.[…] Il costituzionalismo era strumentale: doveva servire […] ad aprire la strada a un modello di ‘comunismo gerarchico’. Pp. 88. Edizion di Ar, 2010. Euro 9,00
Digitalizzato a 16-02-2011 17-541

La "soluzione finale" nel Medio Oriente

di Alfatau - 16/02/2011

http://liveinternet.it/wp-content/uploads/2011/02/egitto-manifestanti-e-lavoratori-i-due-volti-del-cairo-1.jpg
Gli avvenimenti che stanno interessando i Paesi di religione islamica ricordano molto da vicino quello che accadde circa alla metà degli anni Settanta in Europa: nell'arco di pochi mesi, tra il 1975 ed il 1977, Grecia, Spagna e Portogallo furono provvidenzialmente "liberate" da regimi autoritari che non erano più chiaramente al passo coi tempi. 
Molti sono ancora gli interrogativi sulla singolare sincronia con cui si verificò quel cambiamento, e non sono pochi gli storici che lo pongono in relazione con una nuova impostazione della politica americana che richiedeva l'abbandono di questi scomodi alleati, fino ad allora sostenuti senza riserve, in virtù del loro sicuro anti-comunismo, nonostante la loro davvero scarsa presentabilità democratica, soprattutto ora che iniziava con l'Urss il lungo confronto propagandistico sui diritti umani, destinato a divenire uno dei non ultimi fattori che hanno contribuito al rapido indebolimento del regime sovietico. 
Taluni osservatori inseriscono in questo quadro persino gli avvenimenti dell'Iran del 1978-79, che avrebbero condotto, come sappiamo, al trionfo del regime khomeinista: taluni osservatori, soprattutto legati all'intelligence francese, ritengono infatti che il successo shiita sarebbe stato nient'altro che una sorta di incidente di percorso in uno scenario che postulava comunque l'abbattimento del regime autoritario dello shah. 
Quello che sta accadendo in Nord Africa è sicuramente legato e favorito da fattori interni, in Paesi che da troppo tempo sono oppressi da sistemi politici oligarchici che hanno derubato di tutto i loro popoli e ne hanno schiacciato ogni libera possibilità di sviluppo. Ma è altrettanto indubbio che l'unica ragione per cui regimi così corrotti e privi di un consenso effettivo sono sopravvissuti tanto a lungo sta nel benevolo supporto fornito loro dall'Occidente: questo vale per la Tunisia, nella cui involuzione l'Italia ha avuto fra l'altro un ruolo di grande rilievo, benché mai apertamente rivendicato; per l'Egitto, in virtù delle posizioni accomodanti verso l'egemonia israeliana che Mubarak ha sempre mantenuto, divenendo per questa essenziale ragione l'uomo chiave degli Usa nell'area; vale ancor di più per la Giordania, vero baluardo filo-israeliano nella regione; vale sicuramente, anche se in modo differente, per l'Algeria, la prossima possibile "rivoluzione", in questo caso grazie al particolare rapporto che la lega alla Francia. 
C'è da chiedersi ora se la scelta occidentale di sostenere dei regimi in cui sono i militari a diventare garanti insieme dell'evoluzione democratica e dell'allineamento filo-occidentale e non anti-israeliano, sia una scelta davvero lungimirante. Questo ruolo di "fattore d'ordine", attribuito alle forze armate, è un classico della politica occidentale: è avvenuto nel corso della decolonizzazione ed è stato ricorrente in tutte quelle situazioni nel cosiddetto Terzo Mondo in cui, per l'assenza di una precisa identità nazionale e di tessuti sociali consolidati, gli eserciti erano le sole istituzioni in grado di reggere una parvenza di legalità e di evitare pericolose derive filo-comuniste, come ora potrebbero esservene di filo-islamiste. 
Il problema è che, dopo avere parlato per quasi due decenni, di democracy building il dover fare ricorso alle forze armate, come pretoriani che difendono insieme la democrazia ed un allineamento internazionale, rappresenta un ennesimo fallimento nel bilancio della politica occidentale nell'area arabo-islamica. 
Ma questa scelta potrebbe in realtà essere rivelatrice di ben altro scenario: quello, da tempo ipotizzato da molti osservatori, come G. Colonna nel suo Medio Oriente senza pace, secondo il quale il Medio Oriente "allargato" (che spazia cioè dal Marocco al Pakistan e dalle repubbliche centro-asiatiche al Corno d'Africa) si starebbe rapidamente avvicinando ad una resa dei conti rivolta a disegnare una volta per tutte un assetto stabile per l'area, sotto la sola possibile e credibile egemonia regionale, quella israeliana. Un redde rationem in conseguenza del quale dovrebbe cadere Ahmadinejad in Iran, dovrebbe essere sradicata l'influenza del Partito di Dio in Libano e dovrebbe essere assicurato il controllo delle riserve petrolifere mondiali grazie alla stabilizzazione dei precari regimi del Golfo; dopo di che si potrebbe pensare ad un ritiro dall'Afghanistan e ad un controllo del caos pakistano attraverso un crescente ruolo dell'India, come pilastro ad oriente di questo assetto complessivo. 
Le parole con cui Hosni Mubarak, come molti dei suoi predecessori scaricati dagli americani, si sarebbe scagliato contro questi ultimi, secondo quanto ha riferito l'ex ministro israeliano Benjamin Ben-Eliezer, sono perciò abbastanza patetiche: egli avrebbe infatti preannunciato una valanga islamista che si andrebbe ad estendere dall'Egitto al Golfo Persico, senza capire che, proprio per stabilizzare la regione dal pericolo islamico e realizzare una soluzione definitiva per gli equilibri della regione, occorre sostituire in tutta fretta, prima che sia troppo tardi, regimi non più presentabili con nuove "democrazie", il cui orientamento filo-occidentale e non ostile allo Stato ebraico sia garantito dai militari - secondo il modello della Turchia, almeno fino a quanto questa non ha dovuto subire la sanguinosa offesa del massacro della Freedom Flottilla
Il fatto che, negli ultimi mesi, il processo di pace in Palestina sia stato chiaramente abbandonato dagli israeliani, in spregio a qualsiasi, pur fievole, pressione nord-americana, fa chiaramente presagire che il tempo delle decisioni irrevocabili è oramai maturo e che si attende solo appunto il momento opportuno per intraprendere i passi decisivi che dovranno assicurare una pax israeliana nell'area: l'affannoso via vai di alti gradi militari statunitensi con i parigrado israeliani, fra gli Stati Uniti e la Palestina, nelle ultime ore, dimostra che un altro passo è stato compiuto per la soluzione finale dell'intreccio mediorientale.

martedì 15 febbraio 2011

Carta d'identità sul cellulare

Mobile world congress, la carta d'identità sul cellulare
di Lorenzo Gennari
Mobile world congress, la carta d'identità sul cellulare
lunedì 14 febbraio 2011
La carta di identità dal dispositivo cellulare alla scheda sim. È una delle novità proposte oggi a Barcellona al Congresso mondiale della telefonia mobile (MWC) che durerà fino a giovedì.
Si è aperta oggi a Barcellona l’edizione 2011 del Mobile World Congress, la manifestazione più importante dedicata al mondo dei dispositivi portatili. Tra le primissime novità a destare l'attenzione dei visitatori, c'è un'idea che interessa da vicino la Pubblica Amministrazione. Si tratta di un sistema che utilizza la scheda sim dei cellulari e un sistema di trasmissione dati di prossimità al fine di integrare, all'interno dell'area di memoria dei chip delle schede, un numero d'identità che funzioni da documento di riconoscimento.
La paternità del progetto è dell'azienda spagnola Telefonica e, più propriamente, del settore ricerca e sviluppo rappresentato dal consigliere delegato Carlos Domingo. «Il numero di identità servirà per identificare in maniera sicura una persona - ha spiegato il consigliere - per accedere a qualunque pagina, soprattutto quelle dei servizi bancari, imprese di servizi, istituzioni pubbliche come comuni, agenzia tributaria».
Non bisogna però confondere il numero di identità con una sorta di firma digitale mobile. Infatti, il vantaggio della carta di identità elettronica è che per essere letta non c'è bisogno di nessun pc o lettore elettronico, ma è sufficiente avere con sè il proprio telefono cellulare, a fare il resto ci pensa il sensore di prossimità.
L’edizione di quest'anno del Mobile World Congress, che vedrà la partecipazione di circa 1.300 espositori in rappresentanza di oltre 200 paesi, dedicherà un ampio spazio espositivo al mondo delle applicazioni e dei servizi, con un "App World" completamente ridisegnato. Non a caso, il sistema d'identificazione tramite sim card apre le porte ad una serie di applicazioni di tipo software che possano avvalersi dell'idea della compagnia spagnola.
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